Dignità in gioco

migranti

Per anni, non per mesi, ma per anni, migliaia e migliaia di “ciabattanti”, per dirla con le sporche parole di un tizio sempre infelpato, hanno attraversato da sud a nord il nostro Paese, attraversato silenziosamente, con noi che eravamo silenti, indifferenti, ignari, ciechi, e con la politica che faceva finta di niente, pur sapendo tutto.

Adesso stiamo reagendo come se fosse una migrazione occasionale, come fosse la prima volta che accade.

Siccome la Francia ha deciso di chiudere il suo portone di casa, allora ecco che questi invisibili sono improvvisamente comparsi, come esseri umani e non ectoplasmi. Chiuso il tappo, ci siamo accorti che c’era acqua che scorreva.

Grecia ed Italia, soprattutto, hanno violato il trattato di Dublino, che prevede che i “migranti” vengano identificati e che vengano esaminate le loro richieste di diritto di asilo. Hanno lasciato passare migliaia di persone senza identificarle, affinchè raggiungessero i Paesi che volevano direttamente, e chiedessero direttamente a loro asilo. Non lo hanno fatto per pietà, perchè è giusto che i migranti vadano dove vogliono, ma solo per scaricare il problema su altri. Nel frattempo ci hanno lucrato, in ogni senso, soprattutto facendo campagna elettorale sulle loro spalle. Una vergogna senza fine.

L’Italia ha usato Dublino quando gli pareva, poi lo ha violato, e ora pretende che non ci siano reazioni. Non puoi violare Dublino e protestare perchè i transalpini violano Schengen. In ogni caso i biechi egoismi, da qualunque parte arrivino, oltre ad essere ridicoli e penosi, non risolveranno mai il problema (e, ovviamente, per me i trattati di Dublino dovrebbero essere cancellati).

Ci vuole serietà, ad ogni livello, ci vuole un piano e ci vogliono soldi. E ci vuole la volontà di togliere al malaffare la gestione degli immigrati. Il popolo non può dire “che andassero in Francia”, così come la politica non può piangere e rimanere inerte, anche perchè la parte razzista di questo Paese sta per impadronirsi del governo. Non si può non vederlo. Non si può solo dire “aiutiamoli a casa loro”, perchè vuol dire non rendersi conto che siamo stati noi, a distruggere casa loro, ed essere la causa scatenante del loro viaggio verso di noi.

Bisogna dare aiuto, se è necessario dare aiuto, rimandarli a casa se ci sono le condizioni per rimandarli a casa.

E pensare ad un domani diverso, un domani in cui sarebbe bello che uno straniero venisse da noi perchè è bello stare da noi, perchè in Italia “si sta bene”. E’ un’opportunità, un mondo così, non un danno.

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