Follie di Brooklyn – Paul Auster

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Un libro bellissimo. Esordisco così, che ci togliamo il pensiero, il dente o quel che vogliamo toglierci, così sappiamo subito di che si tratta, nella sua sostanza viscerale, alla fine è questa la frase che vorrei e vorremmo sempre pronunciare e scrivere, dopo averne letto uno, no? E’ il mio primo Auster, sì lo so, sono un ignorante, e vabbè, pazienza, andrò all’inferno…leggi la prima pagina e via, si parte, e non se ne esce, dalla storia.

Personaggi delineati benissimo, Nathan il Capo della storia, il narratore. Alla soglia dei sessant’anni, decide di andare a “svernare” a Brooklyn, tornare ai suoi luoghi di origine, come un vecchio elefante che va a morire, con una vita difficile alle spalle, con molti fallimenti, anche, divorziato, rapporti quasi chiusi con la figlia, e con un tumore in fase di regressione. Ecco, essere scampato ad un cancro è il suo successo, quello che gli consente di respirare ancora e di entrare nella fase finale del percorso, ma senza più nulla da chiedere e soprattutto nulla in cui sperare dalla vita. E invece no, ovviamente. Auster ci dice che si può, e si deve, anche, chiedere. Che tutto è possibile. Che una presunta vita al capolinea può riservarci l’enorme sorpresa di capire che c’è ancora un bellissimo pezzo di strada da percorrere. Che soprattutto ogni piccolo essere umano ha qualcosa da dire, ed ha dignità di essere ricordato.Nathan inizia il suo racconto da solitario, credendo fermamente di terminare la sua vita in solitario. La finirà invece in compagnia, e in una bellissima compagnia. Quasi fosse un catalizzatore di emozioni, di sentimenti, del voler bene. Ritrova figlia, ritrova nipoti, conoscerà nuovi amici e conoscerà di nuovo l’amore. Da fallito a protagonista, pur vivendo episodi al limite del surreale, in ogni caso la sua vita è “normale”, ma nella normalità c’è sempre lo straordinario, nelle vite di tutti esiste la straordinarietà. Il suo intento è quello di scriverci un libro, sulle piccole follie della sua vita e degli uomini comuni, storie singole ma che si legano, c’è sempre un filo conduttore in tutte le nostre piccole storie, fino a farle diventare un gigantesco Libro, in cui tutto assume un senso. Ma poi questo è solo un pretesto narrativo, Auster si diverte moltissimo a creare false piste, per poi spiazzarti, lo fa in ogni pagina, praticamente. Fino all’ultima pagina, fino al finale, bello e sorprendente. Come a dire che è il caso che ci governa. Le previsioni grigie di Nathan non hanno fatto i conti con l’impetuoso torrente di eventi che lo travolgeranno. Il caso, appunto, e lui ricomincia a vivere, ritrova anche un entusiasmo che non pensava più di poter possedere. E lui si impegna e si ingegna nel dare una spinta, al caso. Aiuta e sostiene i suoi familiari e i suoi amici, aiuta e sostiene i loro sogni, e così permette anche a se stesso di sognare e vivere con pienezza ritrovata.

“- Potrei anche sbatterle fuori di casa, non ti sembra?– Credo di sì. E finiresti per rimproverartelo ogni giorno per il resto della tua vita. Non farlo, Joyce. Prova a seguire la corrente. Tieni alta la guardia. Non lasciarti infinocchiare. Vota democratico a tutte le elezioni. Pedala nel parco. Sogna il mio corpo perfetto e dorato. Prendi le tue vitamine. Bevi otto bicchieri di acqua al giorno. Fai il tifo per i Mets. Guarda un sacco di film. Non lavorare troppo. Vieni con me a fare un viaggio a Parigi. Accompagnami all’ospedale quando Rachel avrà il bambino, e prendi in braccio mio nipote. Lavati i denti dopo ogni pasto. Non attraversare con il rosso. Difendi i piccoli. Non farti mettere la testa sotto i piedi. Ricorda quanto sei bella. Ricorda quanto ti amo. Bevi uno scotch con ghiaccio tutti i giorni. Respira a fondo. Tieni gli occhi aperti. Stai lontana dai cibi troppo grassi. Dormi il sonno dei giusti. Ricorda quanto ti amo.”

Questo libro è un invito a vivere, un inno alla vita, al “fare” e a non “lasciarsi fare”. Alla speranza, al crederci fino in fondo, al mettersi in gioco sempre. Nel finale mi ha colpito al cuore la descrizione che Auster fa delle esistenze comuni, di tutti noi comunissimi mortali, rispecchia in pieno quello che io penso, almeno in questo momento. Vorrei davvero postarlo tutto, quel brano, ma non credo di poterlo fare… leggetelo, comunque .E’ anche un libro sui libri, ci sono tante citazioni, aneddoti, un Kafka meraviglioso…

“La gente prova quello che prova. Chi sono io per dire che hanno torto?”

“Mai sottovalutare il potere dei libri”

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