Il giovane Holden, Jerome David Salinger

holden

Il disagio giovanile, visto almeno 15 anni prima del suo effettivo esplodere. Un romanzo premonitore, anche nello stile, assolutamente nuovo per l’epoca. Per la prima volta si legge di un giovane che ha qualcosa da dire contro l’epoca in cui vive, ha da dire che le cose non gli stanno bene così come sono, e lo dice in modo a tratti anche violento, anche a livello verbale, pure questa una bella novità di impatto per essere il 1951. Non mi sta bene quello che hai creato, papà. Voglio un mondo diverso, meno ipocrita, meno bigotto, vorrei sempre sapere chi ho davvero di fronte, toglietevi quella maschera, accidenti a voi. Voglio un mondo dove l’arrivismo non sia tra i primi valori. E’ un messaggio di protesta, ma anche rassegnato, a tratti. Holden è un simpatico sbruffone, ma molto tenero, nel fondo del suo animo. Legato al fratello scomparso fino a farne quasi una divinità, che lo protegge dal mondo cattivo. E legatissimo alla sorella più piccola, che lui chiama “vecchia”, e non in senso dispregiativo. Sono i bambini la parte sana e vera del mondo, sono loro gli unici che non usano filtri, che ti fanno subito capire, con un solo sguardo, se sono dalla tua parte o se gli stai sulle palle. E sono loro, infatti, che Holden vorrebbe salvare. Vorrebbe evitare che chiunque cresca, diventi adulto e si perda irrimediabilmente. Eccolo, il senso del titolo, la parte più poetica del romanzo. The Catcher in the Rye: l’Acchiappatore nella segale. Che è l’unica cosa che Holden vorrebbe essere. E doveva essere tradotto alla lettera, sarebbe stato meglio. Acchiappare i ragazzini prima che cadano nel baratro. Salvarli dal crescere. Farli restare puri. Come vorrebbe per sè stesso, non crescere mai. E’ un messaggio disperato, di enorme solitudine. Ma non è solo questo, in lui comunque c’è tanta voglia di vivere, e la tensione del romanzo è qui, in questi due opposti che lottano, che tirano la corda della vita uno da una parte e uno dall’altra. Voglio vivere, ma la vita me lo impedisce. Gli adulti non fanno per me, non vivono come piace a me, non sanno darmi le risposte che io cerco. Non sanno dirmi dove vanno le anatre del laghetto del Central Park quando questo ghiaccia in inverno. Datemi questa risposta, almeno questa, e magari potrò pensare di appartenere al vostro mondo. Ma è chiaro che il tentativo di fuga dal crescere e dall’accettare di avere un ruolo in questo mondo è utopia, Holden andrà avanti come tutti. E come tutti non saprà cosa accadrà. Continuamente in fuga, continuamente alla ricerca di qualcosa di meglio.

Musica: Bridge over troubled water, Simon and Garfunkel

https://youtu.be/H_a46WJ1viA

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