L’ Iguana non vuole, di Giusi Marchetta

iguana

E’ un libro sulla scuola, ma anche di più di questo. Un insegnante che lascia la sua terra per raggiungere l’obiettivo della sua vita, quello per cui ha studiato. Napoli in cambio di Torino, caldo in cambio di freddo, famiglia in cambio di appartamento condiviso con una sconosciuta, una convivenza amorosa in cambio del nulla, un clima ostile, gelido. E una laurea che devi riconvertire in altro, dal latino all’insegnamento di sostegno. Tutti passi dolorosi, difficili, all’inizio inaccettabili, che ti fanno dubitare di tutto:

“Quest’anno è andata ma l’anno prossimo no. Gli insegnanti non servono. Nessuno serve davvero.Niente di questo è colpa mia. Io ho fatto tutto quello che dovevo: i buoni voti a scuola, la droga di rado, sempre leggera, gli esami in sequenza, la laurea in tempo, il tirocinio serio, la specializzazione col massimo, la scelta ragionata, la partenza, la volontà, il fegato, il cuore, i polmoni. Le ore. Giorni, mesi, anni di tempo in cambio di una preparazione. Un lavoro fatto dignitosamente. La certezza di un affitto sostenibile e di una coscienza pulita alla fine del mese.”

E così ad Emma viene assegnato Andrea, un ragazzo con un handicap dirompente, violento e aggressivo, diventando così anche un pericolo per i compagni ed i docenti, un problema che travolge Emma, l’ultima arrivata. Un tema generale, le enormi difficoltà che incontrano i giovani insegnanti, precari, mal pagati, utilizzati in ruoli che non avevano scelto e a cui spesso non sono preparati. E un tema personale, con Emma che si barcamena tra passato e presente, tra vecchi affetti da abbandonare e nuovi affetti tutti da costruire, e il prezzo psicologico da pagare sarà altissimo. La sua nevrosi, i suoi serpenti che le strisciano continuamente davanti e addosso. Solo l’amore per l’insegnamento spesso è motore che porta queste persone ad andare avanti comunque, mettendo in gioco i loro sentimenti e la loro stessa attività lavorativa, lottando anche contro colleghi ostili e menefreghisti.Lo scopo è far capire che il disabile non è la sua malattia, è altro. Così come il docente non è certo solo ciò che insegna. Un romanzo di grande denuncia sociale, contro chi governa, contro chi mette le mani sulla scuola non capendo, non curando, non amando. Ma esiste ancora una speranza. La ribellione al sistema rappresentata da questo pupazzo, l’iguana, che Andrea costruisce con le sue mani, di cui Andrea si serve per vivere e sopravvivere, il suo totem privato.

“L’iguana sa che vi sentite un’altra razza, che vi proteggete a vicenda, che pensate di essere immortali e che i vostri figli saranno come voi.Sa che questo Paese è colpa vostra.”

Non c’è scampo, non c’è salvezza.“E voi potete anche andare avanti a vivere come avete sempre fatto, a succhiare avidi tutta la linfa di questo Paese, a rubare spazio, possibilità e speranze, a passare il potere ai vostri figli, trasformando una repubblica in tante monarchie, a farvi Cosa Vostra, a essere i nostri padroni, il nostro inferno terreno. Solo che non potrete farlo per sempre. L’iguana non vuole.”

Esiste ancora un esercito di volenterosi che possono ribaltare le cose, adattandosi al nemico, per poi colpirlo:

«Forse c’è un imperativo naturale che va oltre l’adattati o muori e che è basato sulla fuga. Scappa quando le cose si mettono male. Torna a casa tua e restaci. Solo per un po’, ovviamente, finché non ricomincia a far male di nuovo: allora riparti. Se è il nettare il problema, bisogna copiare l’ape e passare da un fiore all’altro, il più in fretta possibile. Una flessibilità sostenibile. Una felice instabilità».

Lo stile è molto maturo, introspettivo, anche molto difficile da seguire, ci sono tantissimi sbalzi temporali, e un continuo mescolamento di realtà e sogno. Ho voluto leggere questa autrice perché aveva vinto il premio Calvino, ed ero incuriosito. Ne è valsa la pena, non fosse altro che per il tema trattato, che da sempre mi coinvolge.

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