Mendel dei libri – Stefan Zweig (pag. 53, anno 1929)

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Vienna. Un caffè. Il caffè Gluck, per la precisione. Perchè la precisione è importante, la memoria delle cose è comunque fondamentale. E Mendel, il signor Mendel, di memoria è il Campione Assoluto di categoria.E’ il massimo esperto di titoli e prezzi dei libri che si possa mai desiderare in tutta Vienna e forse in tutto il pianeta. Basta che tu spinga la porta di quel locale, e lo troverai lì, al suo tavolino, dalle sette e mezza di mattina fino all’orario di chiusura, con i suoi libri, chino su di essi. I libri, il suo mondo, il suo unico mondo, il suo unico interesse. Lui non si accorge delle persone intorno, di cosa mangiano in quel caffè, non si accorge nemmeno dei lavori che vi vengono fatti, delle luci che vengono montate, dei rumori, delle voci, e spesso nemmeno si accorge di qualcuno a mezzo metro da lui. Lui i libri non li legge, però, li cataloga come un calcolatore elettronico di precisione. E sa procurateli, tutti quelli che ti occorrono, ne elenca trenta in dieci secondi, un bibliotecario ambulante senza carta e penna. Si offende, se gli scrivi il titolo del libro che ti interessa scovare. Trent’anni lì, seduto a quel tavolino.La sua vita è questa. Scoppia il conflitto mondiale ma lui non se ne accorge. “Perché lui leggeva come gli altri pregano, come i giocatori giocano e gli ubriachi tengono lo sguardo fisso nel vuoto, storditi. Il suo rapimento quando leggeva era così commovente che, da allora, il modo in cui gli altri leggono mi è sempre parso profano”.La guerra non c’entra nulla, con i libri, dunque lui la scarta, così come scarta tutto il resto. Lui legge, con i suoi occhiali, il resto è solo rumore ovattato. All’apparenza è burbero, scontroso, ma appena gli chiedi di un libro ecco che i suoi occhi prendono vita, si illuminano, scintillano, fiammeggiano. La sua era pura passione, fino a renderlo quasi infantile, nel senso più puro del termine. Infantile e dunque indifeso. E’ per questo che ci si sente partecipi, ci si sente di doverlo proteggere dal mondo, questa la sensazione che si prova leggendo questo breve racconto. La cattiveria del mondo non avrà pietà nè rispetto di un’anima pura. Questo racconto è la difesa della parola scritta, dei libri, della loro memoria, ma anche la denuncia contro i cambiamenti del mondo, che distrugge l’unicità per abbracciare il conformismo. In queste parole c’è l’amore per la cultura, per “i libri che si fanno solo per legarsi agli uomini al di là del nostro breve respiro e per difendersi così dall’inesorabile avversario di ogni vita: la caducità e l’oblio”.

Musica: Please, please, please let me get what i want – The Smiths

https://youtu.be/GaoCEdZnyFk

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