Percezioni del Bailando

fisa

Lunedi ero in giro per Roma, classica passeggiata come fossi cittadino tedesco,,olandese, giapponese, i Fori, Altare della Patria, piazza di Spagna, giri fatti duemila volte, di nuovo c’e’ solo la voglia di fare un po’di scatti con la reflex…ma comunque certe cose puoi anche averle viste mille volte,ma la bellezza ti colpisce sempre, perchè la vita evolve, tu cambi, e anche la percezione di ció che osservi cambia, le sensazioni e le emozioni cambiano. E nom parlo solo di monumenti, di piazze e di fontane. Eŗo soddisfatto, stavo andando via, sono entrato nel cunicolo della metropolitana e subito arriva la musica, come sempre…e niente…io non resto mai indifferente. Un anno fa, tra Pincio e Trinità dei Monti, un tipo suonava Albano con la chitarra..chi mi conosce un minimo sa cosa penso di Albano…ma lo stesso mi sono sorpreso a cantare,mentre gli passavo davanti…una settimana fa in metro ho trovato un emulo di Santana…e sempre mi incanto…sempre mi rallegro, sempre dò soldi volentieri…e lunedi..lunedi mi toccano le note di Enrique Iglesias, mi tocca sentire Bailando. Appena metto piede in quel cunicolo riconosco il motivo, stavolta è fisarmonica, e stavolta non percepisco solo la mia allegria, percepisco anche quella del musicista… e succede che canto..succede che vorrei anche ballare,ma la vergogna mi frena. Però rallento il passo. Subito, istintivamente. Perchè voglio ascoltare più che posso, perchè so che una volta superato il musicista, la magia finirà, quei secondi in cui ti senti finalmente leggero, felice, finiranno, e verrai di nuovo risucchiato in un vortice di indifferenza e di meccanicità, nel tuo mondo del previsto e del prevedibile. Mi avvicino, e non c’è solo un uomo con la fisarmonica che suona e balla a tempo. C’è una donna. E intravedo altro. Un fagotto attaccato alla sua pancia. E’ un bambino, piccolissimo, che dorme. Dorme in mezzo a Bailando suonato a manetta, dorme in mezzo alla musica alta e dorme nonostante la madre balli. Sì, pensiero immediato, quasi di tutti: oddio, povero piccolo. Oppure oddio, povero piccolo, genitori sciagurati. Oppure, politicamente più corretto, oddio, accidenti alla povertà. Magari tutta questa roba l’ho pensata anch’io, per un centesimo di secondo. Ma la musica ha il potere di rallegrarmi, di commuovermi, di scuotermi, di cancellare la mia mente, cancellare il brutto e infilarci solo il bello. E allora niente, non ho visto miseria, non ho visto povertà. Ho visto la gioia. Magari ad uso e consumo dei frettolosi passanti, ad uso e consumo del riempire di soldi quel bicchiere di carta, chi lo sa. Può darsi. Eppure li ho guardati. Specialmente lui che suonava. Era felice. Chi sono io per decidere della sua infelicità? A noi non basta mai niente, a certe persone magari basta essere vivi, e comunque lui sapeva fare qualcosa che io non saprò mai, e questo lo rende già infinito, ai miei occhi. Non me ne frega niente se fosse Rom, zingaro, albanese, rumeno, polacco, ungherese, cinese, australiano, filippino…ho visto un regalo a me, ho infilato monete nel bicchiere, ho apprezzato quella versione di quella canzone, è la migliore che abbia ascoltato, e quando mi ricapiterà di ascoltarla via radio, nella versione originale, non potrò fare a meno di pensare a quel bambino pacioso e ballerino suo malgrado, e non potrò fare a meno di sorridere. Le percezioni che cambiano.

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