In sospensione

Un amico dice sempre che dove c’è un bambino che muore o un bambino che soffre,  lì Dio non c’è,  non c’è mai stato,  non esiste.  Quando ascolto quella frase ammutolisco.  E annuisco.  Con ogni buona volontà è davvero impresa mentale improbabile riuscire ad immaginare i motivi per cui un Dio dovrebbe assegnare un fardello così pesante senza dare spiegazioni… Perché assegnare la carta nera ad alcuni e la carta rossa ad altri… Perché segnare un individuo e tutti i suoi cari a vita,  risparmiando altri… Il criterio è imperscrutabile….  Ho sentito qualche madre affermare che Dio assegna una croce solo a chi è in grado di portarla… Beh,  caro Dio,  questo sembra un gioco crudele… E vorrei anche dirti che hai troppe pretese e convinzioni,  sulla forza umana… Le croci si portano non perché si è forti più di altri,  ma solo perché non si può fare altrimenti… Ogni volta che sono entrato in un reparto di un ospedale pediatrico,  quando ho chiuso quella porta alle mie spalle,  ho avvertito subito l’entrata in un mondo a parte,  un universo sospeso,  con regole tutte diverse,  percezioni diverse.  Non te ne frega niente di quello che c’è a dieci metri da lì.  Non esiste,  semplicemente.  C’è spesso silenzio.  Occorre silenzio,  spesso,  per raccogliere le forze e lottare.  E questo esercizio di ricarica va fatto più volte al giorno.  Un respiro di tuo figlio,  lì  dentro,  lo senti dentro di te.  Ho visto persone condannate.  Ma lo stesso ho visto genitori,  madri e padri,  indomiti e sorridenti.  Ho visto sorrisi donati da occhi lucidi di pianto e disperazione.  Ho visto chilometri macinati,  regioni attraversate a cavallo di una speranza, nel solo nome dell’amore.  Ho visto famiglie lasciare casa e lavoro per soggiornare un mese o due in alloggi temporanei.  Ho visto un panorama splendido di una città brulicante di vita e alle sue spalle un ospedale dove spesso migliaia di piccoli eroi innocenti lottano contro la morte ogni giorno. Ho visto medici e paramedici ridere,  piangere e abbracciarsi con bambini e genitori,  perché queste sono partite che si vincono così, solo facendo squadra totale,  ci vogliono uomini e donne che si sentano partecipi.  Ho visto.  E ho capito che è vero.  Dio non c’è,  lì dentro.  Dio guarda da altre parti. La vita non ha senso,  per quanto si ingegnino a volercene spiegare uno.  Ha senso solo l’amore.  Ha senso solo stare stretti a chi ci ama e a chi si ama.  Un figlio malato che dona forza ad un genitore stanco e addolorato,  un genitore sorridente che dona coraggio ad un figlio che gli chiede ‘perché proprio a me?”.  Ci vuole una forza che non so nemmeno descrivere.  Ci vuole un amore che non trova parole.

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5 pensieri su “In sospensione

  1. Presa Blu ha detto:

    Hai ragione su tutto, ma forse se cominci a pensare che Dio è amore…cominci a vederlo anche lì…forse soprattutto lì.

    La sofferenza è qualcosa che non vogliamo e non possiamo accettare. Ancor meno quella dei più piccoli. È umano.

    Nessuno crede di poter sopportare la sua croce e hai ragione tu quando dici che se lo fa è perché non ha scelta.
    Eppure sono convinta che esista un modo diverso di vedere le cose. Ancora non sono pronta, forse non lo sarò mai, ma continuo a sperare che un giorno lo vedrò che Dio è anche e anzi sopratutto dove soffrono i piccoli…ma per ora mi arrabbio e non faccio altro che chiedere Perché? Come facciamo tutti…ma non smetterò di chiedere fino a quando non avrò le mie risposte!

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    • carlomars ha detto:

      Spesso e volentieri scrivo le mie impressioni di getto, senza pensarci molto, ho fretta di mettere “su carta” quello che provo, che se ci penso troppo magari finisce che l’essenziale si perde, si annacqua, si edulcora, si nasconde….ci tengo a ribadire che sono pensieri miei, che non vogliono insegnare nulla a nessuno….so per certo che moltissime persone direttamente coinvolte spesso sono le prime a sentire Dio accanto a loro, quindi è chiaro che io non posso interferire in questo sentire tutto privato, affermo che ci si sente soli, in quei posti e in quelle situazioni, ma è un mio sentire…sono felice che quelle madri e quei padri abbiano invece un conforto di questo tipo, perchè immagino che sia davvero una stampella potentissima…per quanto mi riguarda, più gli anni trascorrono, meno risposte trovo…

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      • Presa Blu ha detto:

        Non volevo insegnarti nulla anche io …ci mancherebbe…solo esprimere il mio punto di vista e forse darti, darmi una speranza…la vita può sempre stupirci…anche quando per anni e anni sembra andare sempre tutto allo stesso modo o anche peggio…tutto può cambiare…e forse (ma anche qui è un mio pensiero) qualche risposta potresti trovarla nell’amore e nelle speranze incrollabili di quei genitori 😊 buona giornata 😘

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  2. kiarakim ha detto:

    Non credo esista modo di ” insegnare certe cose”. Esistono solo pensieri personali, esperienze personali, appigli personali. Durante una caduta libera nel nulla, ognuno si aggrappa dove può, spesso a muschi cresciuti su pareti vischiose. C’è anche chi, nonostante il buio e l’umidità, ha la fortuna di incontrare un dio che gli tende la mano. C’è poi un momento in cui si riesce a percepire null’altro che il vuoto sotto di noi, ma è un attimo, perché subentra subito la consapevolezza di avere il dovere di non cadere. È da lì che scaturisce quella forza nuova, che nessuno sa di avere, fino a quel preciso istante. Di certo sono d’accordo con quella madre, sulle croci da portare, ma soprattutto con quell’amico, sul fatto che dove esiste un bambino che muore o che soffre, beh, lì no, un dio non c’è nemmeno passato per sbaglio. Ma tutto questo, non è altro che il mio, personalissimo pensiero.

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