La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo, di Audrey Niffenegger

la moglie
Clare è bambina di 6 anni che vive in una grande casa nel Michigan. Vicino c’è un grande prato e una radura, un posto dove lei gioca da sola, lontana da tutti. Un giorno, in mezzo a questa radura, compare dal nulla Henry. Ha 36 anni, è completamente nudo, infreddolito. E gli confessa di venire dal futuro, un futuro dove lui e lei sono amici, anzi molto di più. Lei ci crede. E sente che quello è l’uomo della sua vita . Henry tornerà a trovarla tante volte, nella sua infanzia e nella sua adolescenza, sempre, per starle accanto, vederla maturare ma anche solo per guardarla da lontano. Henry ha una specie di malattia genetica, una cronoalterazione, che lo spedisce nel passato o nel futuro, senza che lui lo voglia o scelga. È così e basta. Il primo vero incontro ufficiale, quello nello stesso spazio temporale, avviene solo quando lei compirà vent’anni, e finalmente Clare saprà tutto di lui, mnetre lui ancora nulla di lei. Fantascienza, vero? Si, ma non pienamente, non si può catalogare questo libro come pura e semplice fantascienza. È chiaramente un incrocio di generi. E molto originale. I continui sbalzi temporali possono mettere in difficoltà chi legge, a me è successo, ci ho messo un po’per abituarmi al ritmo e capire il meccanismo, ma alla fine ce l’ho fatta, e ne è valsa la pena. Questa è una storia d’amore, in primis. Ma anche di sofferenza, di destino, di predestinazione, di morte. Scritta semplicemente, ma con profonda delicatezza. Una storia che ti tiene incollato lì, nella testa e nel cuore dei due protagonisti, perché sono due i punti di vista da seguire. I loro problemi, i loro sogni, i loro terrori. La storia è un continuo aprirsi di possibilità, non sappiamo mai cosa succederà voltando la pagina, pur conoscendo l’epilogo molto prima della fine del libro. Credo che il libro sia affascinante perché tutti siamo colpiti dall’idea di poter viaggiare avanti e indietro, tornare nel passato e vedere noi stessi come eravamo, farci compagnia nei momenti in cui siamo stati soli, in cui nessuno ci stava vicino per consolarci, aiutarci a crescere, tornare a vedere come erano i nostri figli da piccoli, guardare i nostri genitori quando erano ragazzi innamorati, parlare con un padre o una madre che abbiamo perso da tempo…ecco, un libro può essere una cazzata per moltissimi, indecifrabile, melenso, stupido per la maggioranza…ma se un solo paragrafo ti colpisce, te ne freghi di quello che pensano gli altri. Ho perso mio padre senza averlo mai conquistato, diciamo, morì 11 giorni prima che io nascessi, e c’è un punto del libro che mi ha fatto desiderare di essere il protagonista, avere la possibilità di tornare indietro e parlarci sarebbe davvero forse la cosa che più vorrei. Si vive di sogni, anche, eh…e i libri spesso questo fanno, ce ne danno la possibilità, ci fanno volar via dalla pochezza del reale.È un libro che ci dice che il destino è scritto. Ineluttabile, terribile, spesso. Ma anche che i rapporti umani, l’amore, travalicano il tempo e lo spazio. Clare sa che l’amore che sta vivendo è difficilissimo, che Henry può sparire nei momenti in cui a lei servirebbe che lui ci sia, che Henry può anche non tornare più, ma decide comunque di vivere la sua storia, perché quello è il suo destino, quello il suo uomo e nessun altro, anche “normale e stabile”, potrebbe darle quello che lui le dà. “Henry mi bacia. «”Né tempo né luogo / né mutamento né morte /  potranno minimamente piegare / il mio più minimo desiderio.”» ” «Ma lei non pensa» insisto io «che sia meglio essere estremamente felici per poco tempo, anche se quella felicità va perduta, che tirare avanti infelicemente tutta la vita?» Bello. Io, da romantico, non ho potuto che dire “bellissimo”.

Musica: I need you – America

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