Cattedrale, di Raymond Carver

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Un’infanzia e una buona parte di vita trascorsa nella povertà, nel lavoro duro, nelle difficoltà, lutti e alcolismo compresi. Una vita trascorsa in mezzo all’America dei poveri, dove si tira a campare, dove si sta in mezzo ai casini, ma comunque ci si impegna con tutte le proprie forze.
Ecco, sarà per questo che a Carver riesce bene raccontare questa parte degli Stati Uniti, perchè la conosce fin troppo, perchè ci è dentro fino al midollo, con matrimonio fallito, figli sfortunati, alcol, bancarotta, lavori pesantissimi, successo cercato con passione ma che tarda ad arrivare. E troppo tardi, poi, visto che muore a 50 anni. Eppure, con pochi lavori di scrittura è riuscito a ritagliarsi una fama imperitura. E tutto ciò che ha vissuto lui, lo si ritrova in pratica in questi racconti. Le storie sono dodici. Teoricamente non c’è nulla di eccezionale, non accade quasi mai qualcosa di iperbolico, ma intanto sono storie che sono ancora attualissime, storie di frustrazioni, di povertà, di divorzi, di rapporti difficili con i figli, cosa c’è di più attuale?
Siamo sempre al solito discorso, quando si tratta di racconti ci vuole una penna capace di levigare, togliere tutto il superfluo per poi tirar fuori il meglio, davvero ecco Michelangelo, che scolpisce per scovare la sua idea in mezzo a tutto quello che non occorre, per arrivare alla perfezione. Non so se Carver l’ha raggiunta, ma comunque in Cattedrale ci sono momenti preziosi. Sminuito con il termine minimalista,ma, come ho detto, le frasi brevi, secche, a volte senza verbo, sono il frutto di un lavoro enorme, non di una mancanza strutturale e tecnica. E’ il contrario.
La potenza incredibile della sottrazione.
Bisogna riuscire a fotografare un solo momento, in un racconto, e mostrarci una vita intera, a volte, soprattutto centrare il punto di svolta di una vita, quello in cui cambia improvvisamente. Ti spiazza. Mi ricorda ovviamente la Munro, ma qui sono rimasto molto più spiazzato, ma anche più coinvolto. E’ come guardare un film, le scene le vedi, le vivi. Tanta drammaticità resa in un modo così credibile, perchè davvero ti fa sentire subito dentro quelle case, dentro quegli ambienti, davvero di fronte a quelle persone mentre stanno dialogando. Ti spiazza, perchè mostra le persone in un modo, ma poi ti fa vedere che possono essere, e sono altro, in effetti. Che dentro di noi c’è un qualcosa di inaspettato, inaspettato prima di tutto da noi stessi, eppure è lì, non si vede ma c’è, un’occasione da cogliere ma che raramente riusciamo a cogliere. Uno squarcio di luce in mezzo al buio di una vita, questo ci mostra Carver. Ci vuole sempre qualcuno che, con lo sguardo o con la penna, riesca a mostrarci una via diversa, a mostrarci che potremmo fare scelte diverse, in mezzo alla desolazione. Un passo di lato, rispetto alla grigia linea mediana. Lui si è risposato con una poetessa, sono stati felici, ha trovato la sua luce nella scrittura, quello che aveva sempre sognato. Lui ce l’ha fatta comunque.
Il miglior racconto è “Una piccola, buona cosa”. Un dramma inaudito, ma narrato praticamente senza mostrare emozioni, lui le toglie, scolpisce, usando un tono univoco, ripetitivo, ma più toglie, più aggiunge un’ansia assurda a chi legge, la drammaticità si moltiplica.
E poi l’ultimo, Cattedrale, che ci mostra appieno cosa accade quando apriamo mente e cuore e molliamo un pregiudizio.

Musica: Heart of gold, Neil Young

https://youtu.be/u925g6CgKuw

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2 pensieri su “Cattedrale, di Raymond Carver

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