Furore, di John Steinbeck

 

Furore-Steinbeck

Il libro sulla Grande Depressione americana. Questa la descrizione di base che abbiamo sempre letto ovunque . Ma non è solo questo. E io non so da dove cominciare a commentarlo. E non so nemmeno come e dove finire. E’ un romanzo potente, deflagrante, doloroso, violentemente doloroso, che ti sbatte al muro della vergogna, che ti fa vergognare anche del piatto che stai mangiando.
Ti ritrovi con i Joad a percorrere la route 66, a sentire il caldo soffocante, a gioire per un pezzo usato di un vecchio furgone con cui ripartire, a maledire la sorte assassina, a maledire te stesso che sei disposto a dimenticare la morte altrui in nome della tua sopravvivenza, ti ritrovi a sopravvivere come un animale, come loro, e a vivere in un paesaggio descritto superbamente, come credo solo Steinbeck ha mai saputo fare. E ti ritrovi ad odiare i tuoi simili, soprattutto quelli che hanno più di te, contro chi specula sulla povertà, contro chi quella povertà alimenta, contro chi gestisce, quella povertà, contro chi getta benzina sui raccolti affinché gli affamati non si sfamino. Perché la povertà va mantenuta e alimentata come un fuoco di notte, non deve mai calare, mai cessare, perché ci sono soldi da fare, montagne di soldi, sulla fame di un popolo. Vi ricorda qualcosa? Cibo che viene lasciato cadere a terra, affinché molti crepino per far vivere pochi. Affinché molti si azzuffino per vivere un giorno in più di altri. Non vi ricorda niente, un arancio lasciato marcire a terra? Gente della stessa nazione che si odia, connazionali poveri che odiano connazionali che stanno morendo di fame, come su un gigantesco piroscafo che affonda, e dove la conquista di mezzo metro di gradino è vitale, molto più della dignità. E allora non resta che unirsi, lottare insieme, tirare fuori la restante umanità e stringersi.

“Terribile è il tempo in cui l’Uomo non voglia soffrire e morire per un’idea, perché quest’unica qualità è fondamento dell’Uomo, e quest’unica qualità è l’uomo in sé, peculiare nell’universo.”

E’ il libro dell’Odissea della famiglia Joad. Sì, come si può negarlo? Ma come si può non vedere che è la Storia dell’intera Umanità, di secoli di umanità intera, come non si possono vedere gli italiani che sbarcano in America dai piroscafi, avvistando la statua della Libertà, così come i Joad avvistano le verdi vallate californiane e i ricchi aranceti e le bianche villette, immaginando un radioso e sereno futuro? Come non si possono vedere le speranze degli extracomunitari sui barconi del Mediterraneo di oggi, quando avvistano le nostre coste?
Furore è tutto. Contiene tutto. Le istanze sociali, il contrasto tra ricchi e poveri, il progresso, il profitto, le idee socialiste, lo sciopero come segno e simbolo di rivolta e di riscatto, la presa di coscienza come lavoratori e come esseri umani, l’egoismo meschino e la solidarietà umana senza tempo e senza limiti. E molto altro.

“Nell’anima degli affamati i semi del furore sono diventati acini, e gli acini grappoli ormai pronti per la vendemmia.”

Una famiglia, centinaia di migliaia di famiglie che hanno nella terra il loro mondo, e che quando la perdono, perdono tutto,e si sfaldano senza pietà. E non esiste disgrazia peggiore della disgregazione familiare. Lo sa bene mamma Joad, il fulcro della famiglia e anche del romanzo, in larga parte, una donna che è disposta ad ogni sacrificio e a tutto, persino a spaccare la testa ai suoi familiari, pur di tenerli insieme.

“La gente è il posto dove vive. E la gente non è più intera se l’ammucchi in una macchina e la mandi da sola chissà dove.”

E’ la mamma che tutti amiamo, il centro, perché gli uomini la vita la portano “dentro la testa” mentre le donne “noi, la vita ce la portiamo sulle braccia”.

“Per l’uomo la vita è fatta a salti: se nasce tuo figlio e muore tuo padre, per l’uomo è un salto; se ti compri la terra e ti perdi la terra, per l’uomo è un salto. Per la donna invece è tutto come un fiume, che ogni tanto c’è un mulinello, ogni tanto c’è una secca, ma l’acqua continua a scorrere, va sempre dritta per la sua strada. Per la donna è così ch’è fatta la vita.”

Un realismo abbacinante, sfolgorante. Una scrittura vivida, crudele, potente, umana al massimo livello. Retorica ZERO. Mentre leggi, ti sale una rabbia senza pari. Hai voglia di mangiarti il mondo, e di imbracciare il fucile. Furore, appunto. Il titolo è perfetto. Il furore è il sentimento che cova in tutti i protagonisti, dalla prima pagina, ed è quello che tutti tentano di tenere sempre a bada, ma che esplode come un fuoco improvviso, a volte, incontrollato, inesorabile. Quando esplode. Troppo poco, sembra. Il finale è il più splendido finale che io abbia mai letto, forse, nella mia povera vita di lettore. Ed è un messaggio così potente, così vivido, che non ci sono parole possibili per spiegarlo. Va solo letto, va vissuto.
Inevitabile colonna sonora….chiedo scusa se non mi sono inventato nulla nel commento, e anche nella musica a corredo…

Musica: The Ghost of Tom Joad, Bruce Springsteen
https://youtu.be/RHOGxHUTxaM

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2 pensieri su “Furore, di John Steinbeck

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