Per ora, per oggi. Domani non lo so. Non v’è certezza.

Neuropsichiatria infantile.

Un padre e una madre di Caserta. Tre giorni di day hospital. Due mattine e un pomeriggio. Un totale di circa 15 ore in ospedale, di cui almeno 10 passate nelle sale d’aspetto. A badare al figlio, che corre e gioca e ride e urla con altri bambini. Un bambino con evidenti problemi di linguaggio. Nessuno lo comprende. Solo i genitori lo sanno fare. Loro e gli altri bambini. E lui è felice.

Un padre e una madre. Secondo me sui sessant’anni circa. Ma quello che temo è che ne abbiano di meno, ma la vita gliene abbia scortesemente e immeritatamente dati altri in più, un bonus assolutamente indesiderato. Un figlio adolescente. Che esce dall’ambulatorio come tramortito. Non si regge in piedi. Loro lo reggono, a turno. Senza emettere un fiato, un lamento, senza nemmeno una smorfia sul viso. E lui si appoggia totalmente a loro. E io mi chiedo, subito, quanto potrà durare.

Un padre. Un tatuaggio sulla spalla. Pantaloni verde militare con tasconi. Capelli a zazzera. Tipo giovanile. Evidentissimo accento romano. Molto sbruffone, l’impressione è questa. Un figlio in braccio. Movimenti scomposti. Problemi psichici evidenti quanto il tatuaggio del papà.  In pausa mensa, racconta ad un amico la sua storia. Ma ad alta voce, lo sentiamo tutti. Ha bisogno di dirlo. Sua moglie, appena dopo aver avuto quel bambino, ha mollato. La testa non ha retto, il cuore nemmeno. Se n’è andata, per sempre. Lui è restato da solo con quel figlio, da solo per sempre con un amore e con tanti problemi. Un medico lo riconosce, gli chiede come va…”eh…barcollo ma non mollo….ma è dura”.

E’ dura. Tanto. I volti sorridono, i volti improvvisamente ammmutoliscono di espressioni. Sono i pensieri, che arrivano come nuvole ad oscurare il sole. E a volte è così dura che le visite per i figli diventano un modo affinchè padri e madri sopravvivano.

 

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3 pensieri su “Per ora, per oggi. Domani non lo so. Non v’è certezza.

  1. supergiulis ha detto:

    La grande forza dell’essere umano.
    E rifletto: chi c’è dietro allo sbruffone tatuato che incontri per strada ?
    C’è uno sbruffone o c’è un essere umano tendente all’eroe ?
    Io parto dalla seconda ipotesi. A peggiorare sono sempre in tempo.

    Mi piace

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