Piccola osteria senza parole, di Massimo Cuomo

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Una parte di commedia, una parte di giallo, questo libro si legge velocemente come il protagonista beve velocemente la sua Lemonsoda estiva.
Scovazze, misconosciuto paesino della pianura veneta, dove tutto è immutato e immutabile da sempre, stesse parole, pochissime, molte delle quali bestemmie, stessi gesti, il Bar come unico punto di approdo per i pochi abitanti che han voglia di riunirsi giornalmente. Una storia tutta italiana, insomma. A rompere questa immobilità ci pensa l’arrivo di Salvatore Tempesta, il terrone.

“Da queste parti uno straniero lo riconosci al volo. Anche perché non ne passano mai. L’ultimo, mi hanno detto, risale a una mattinata di novembre di un paio di anni fa. Un agente di commercio che doveva prendere l’autostrada ed era finito sul viottolo di Scovazze. Salvatore Maria Tempesta invece entra al Punto Gilda con l’ultima luce di una giornata estiva che va spargendosi sulla campagna. E’ venerdì diciassette e questo momento lo ricorderò per sempre. Ci siamo quasi tutti, ma il bar è raccolto in un silenzio concentrato. Si sente solo l’inno nazionale della Bolivia.”

Con il suo ingresso, la situazione muta, e muta per sempre. Tempesta è un cognome scelto probabilmente non a caso. Piccola osteria senza parole si legge velocemente, come ho detto, Massimo Cuomo davvero ha adoperato poche parole, quelle strettamente necessarie, periodi corti, quasi fulminei, frasi secche, tantissimi punti. Tante scene e tante storie, i personaggi ruotano sempre, come i punti di vista, perché questa è nettamente una storia corale, che alla fine costruisce un libro molto intelligente, per larghi tratti spassoso e originale. Tempesta, col suo giochino che si porta dietro, il Paroliere, regala appunto le parole, le motivazioni e gli stimoli perduti agli altri personaggi, è empatico ed è curioso, entra in sintonia con gli altri, sa capire quello che provano, e li incoraggia ad interagire, a comunicare. Ecco, il valore della comunicazione umana, è questo lo scopo, capire che si può e si deve parlare con gli altri, anche se ci sono duemila difficoltà, possiamo sempre farcela. Amore, vita, amicizia, verità, e comunicazione. Tante facce, così come i dadi per comporre le parole. Grazie a quel giochino semplice, le persone scopriranno che i sentimenti e le parole non sono né scontate, né contate, né semplici. Un gioiellino, questo racconto. Quando vorrete distrarvi un po’, e riassaporare il senso delle cose vere.

Musica: Canzone quasi d’amore, Francesco Guccini

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3 pensieri su “Piccola osteria senza parole, di Massimo Cuomo

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