Espiazione, di Ian McEwan

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Una storia da cui, alla fine, si esce esterrefatti, sconvolti. Una storia bellissima, ma piena di dolore. Una storia narrata con uno stile al limite della perfezione.
E’ l’immaginazione molto più che fervida di una tredicenne, che muove il romanzo. Una piccolissima donna che è innamorata della scrittura, delle parole, tanto da confondere la narrativa con la realtà. Briony racconta una bugia. E commette un tragico errore che condannerà sua sorella, il suo amante e se stessa. Un errore da cui cercherà di emendarsi per tutta la vita. Metà delle 381 pagine racconta quel giorno d’estate del 1935 nella casa della famiglia Tallis. Un giorno che doveva segnare una svolta positiva, un passaggio felice per Briony, e che invece ne determina la condanna a vita. Gli altri capitoli sono salti temporali che ci portano nella Seconda Guerra Mondiale, alla Briony divenuta diciottenne e, infine, alla Briony ultrasettantenne. Briony, uno dei personaggi più interessanti e più belli che abbia mai incontrato nella mia vita di lettore.La potenza delle parole.
Quel “Sì, ho visto”, detto senza esitazioni, la menzogna che si piega al volere di un essere umano perchè questa storia DEVE andare così, a costo di distruggere la vita di altre persone. Questo andare oltre che diventa qualcosa per cui non esiste espiazione possibile. E arriva un Amore che da quella bugia viene brutalizzato, fatto a pezzi, deflagra, deve lottare con un Mostro enorme, una Calunnia assurda, la peggiore tra quelle possibili. Un Amore costretto a vivere la sua intera esistenza reggendosi su una falsa accusa.

La potenza delle parole.
“Torna da me”. “Torna indietro”. “Ti aspetterò”. Una mano che si aggrappa ad un cornicione fatto di speranza, speranza di poter ancora tornare indietro e riavere quello che è stato ingiustamente strappato. Terribile, ti si ferma il cuore.

La potenza delle parole.
Una lettera inviata per sbaglio, e letta per sbaglio, un’altra lettera tenuta sempre in tasca, durante la guerra, e che è l’unico modo per restare umani, avere lo scopo per resistere. Leggere quel “torna da me”. In mezzo alla brutalità bestiale della Guerra, in mezzo a quel continuo interrogarsi sul perché l’uomo commetta questi errori, una gamba senza un corpo appesa ad un albero, simbolo della vergogna senza spiegazione. Quante lettere, quanti significati, quante parole importanti…

La potenza delle parole.
La bugia, la verità, le parole d’amore, le stesse frasi dette con durezza oppure con umanità, da parte di una caposala, una bugia che distrugge due innamorati, una bugia che invece può consolare un soldato morente, donandogli un ultimo sorriso.

Un amore che resiste a tutto. Nonostante tutto. Ma ci sono cose che non si possono perdonare. Si va avanti. Ma non si perdona. Si va in pezzi come quel prezioso vaso cinese. Alla fine lo scrittore vuole portarci a capire quanto sia enorme il potere della creazione narrativa, che assottiglia il confine tra realtà e finzione, tra buoni e cattivi, ci confonde, ci manda al tappeto.

«Il problema in questi cinquantanove anni è stato un altro: come può una scrittrice espiare le proprie colpe quando il suo potere assoluto di decidere i destini altrui la rende simile a Dio? Non esiste nessuno, nessuna entità superiore a cui possa fare appello, per riconciliarsi, per ottenere il perdono. Non c’è nulla al di fuori di lei. È la sua fantasia a sancire i limiti e i termini della storia. Non c’è espiazione per Dio, né per il romanziere, nemmeno se fossero atei. E’ sempre stato un compito impossibile, ed è proprio questo il punto. Si risolve tutto nel tentativo».

Non possiamo perdonare, ma più ancora è difficile convivere con gli errori che sappiamo di aver commesso, cerchiamo di rimediare, ma è un volo impazzito di un calabrone in una bottiglia di vetro. Niente lieto fine.

“Ogni persona è, tra le altre cose, un oggetto facile da rompere e difficile da riparare”.

Musica: Something in the night, Bruce Springsteen

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4 pensieri su “Espiazione, di Ian McEwan

  1. Alessandra ha detto:

    Questo è un romanzo che ho amato moltissimo anch’io. Altrettanto bello il film diretto da diretto da Joe Wright, con Keira Knightley nel ruolo di Cecilia Tallis e James McAvoy in quello di Robbie Turner. Se non l’hai visto, te lo consiglio 🙂

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