La bambina pugile, ovvero la precisione dell’amore, Chandra Livia Candiani

Jpeg

“… A chi amo, a chi mi ama, ai monaci della foresta, agli indifferenti e agli spaventati dell’amore e dell’amicizia, ai vivi, ai morti, e ai mai nati, ai sopravvissuti, a tutti gli oggetti del lavoro umano, tavoli, sedie e letti, e pane e vino, e orti, e a tutti i cari, furiosi o delicati, animali,… agli alberi vecchi e giovani, solitari e socievoli, al fondo del mare, alle onde una a una, ai granelli di sabbia, alle nuvole, alle montagne, ai sassi, alle conchiglie, ai fiumi, alla terra terra,… alla notte, alla luce, all’universo che non finisce…”.

La Emily Dickinson italiana, così è stata definita. E lei in parte ha ammesso questa somiglianza, ha sempre detto che la Dickinson è parte dei suoi “poeti maestri”, per il suo essere solitaria, eremita, selvaggia.
A 5 anni ha scoperto di amare la poesia, ha scoperto che la poesia era affascinante, che era come ascoltare e parlare una lingua nuova, diversa, e ha scoperto che da adulta l’avrebbe parlata anche lei. Perchè la poesia faceva e fa vedere, e sentire. La poesia è come una persona amica, la poesia ti protegge e ti custode.
Estrapolo parole da interviste lette su internet, perché sono proprio le sue parole, ad avermi convinto a leggere le sue poesie.
“Vado sempre in cerca di poesia, nutre una mia batteria fondamentale, la cerco nei boschi, nella notte, negli alberi, negli animali, nei libri, negli ascolti, negli sbagli. Soprattutto, nella mancanza. Se accetto di mancare, di assaporare quel mio mancarmi sempre, arriva una brezza di parole”.

Un’altra cosa che mi ha colpito, quando le han fatto notare che c’è chi pensa che la poesia sia noiosa, la sua risposta: «Sì, è la scuola ad averci rovinato, con le note e le analisi, come se lo scopo fosse di “tradurla”. E invece il bello è proprio il suo mistero, non capire tutto». Ecco, proprio così. Mi capita tante, ma tante volte, di non capire la poesia. Ma di restarne comunque affascinato. Coinvolto, trascinato. Mi è parsa una frase bellissima.

Un’infanzia difficile, la poesia l’ha aiutata a dire, a dare voce a quel che voce non aveva, come gli oggetti, che diventano soggetti di molti suoi componimenti, e prendono vita. La poesia vissuta come avvicinamento a tutto l’Universo, che anzi diventa unico protagonista, la sua è solo la voce che lo racconta, che racconta l’amore per la vita, tutta.
In questa raccolta c’è l’amore, c’è il male, c’è il lutto. Per lei il male non va allontanato, respinto, negato, ma va attraversato. Il male va accolto

“Mi è successa questa cosa, ma io non mi lascio sola. Noi ci lasciamo continuamente soli, o andiamo a cercare la soluzione negli altri. Invece io sono nata per incontrare me, io sono il mio grande amore. Quando ci sposiamo con noi stessi, allora ogni male viene custodito e accolto». Come dice Rumi: “La ferita è il luogo in cui la luce entra in te.”

“Certe mattine
al risveglio
c’è una bambina pugile
nello specchio,
i segni della lotta
sotto gli occhi
e agli angoli della bocca,
la ferocia della ferita
nello sguardo.
Ha lottato tutta la notte
con la notte,
un peso piuma
e un trasparente gigante
un macigno scagliato
verso l’alto
e un filo d’erba impassibile
che lo aspetta a pugni alzati: come sono soli gli adulti.”

Aggiungo qualcosa che apparentemente non c’entra, con questo libro.
Va per le scuole ad insegnare poesia ai bambini, specie ai bambini migranti. E’ un lavoro incredibile. Fantastico, commovente. Bambini che non sanno ancora parlare l’italiano, lei li aiuta con gli oggetti, con strumenti musicali, per riuscire a tirar fuori parole. E io ne ho letta qualcuna.
Spesso si inizia con «Il silenzio».

«I bambini conoscono per lo più il silenzio teso, il comando a cui si obbedisce facendosi piccoli, raggrinzendosi. E invece cerco di trasmettere a loro un silenzio che allarga, il piacere del silenzio che è ascolto di sé, del mondo, dell’altro, della sinfonia di cui facciamo parte. È con meraviglia che scoprono il mondo che il silenzio rivela. E alla fine dico: ora vi do un compito che dura tutta la vita. E loro abbassano le orecchie; ma quando affermo: “ascoltare il silenzio, farci tana, aspettare lì le parole”, ridono»

Marius, bambino rom: “«Il silenzio mi passava tra le vene / sembra infinito il silenzio».

Alice, otto anni, italiana: «tranquillità / silenzio / concentrazione / un po’ di pazzia / piacere di ascoltare / il nostro amico silenzio»

«Ho un metodo: porto a scuola delle cose che stimolano i sensi, come piccoli strumenti musicali, e da lì sentiamo le parole e le tiriamo fuori dal corpo. Ci sono bambini che scrivono in altre lingue e con le poche parole che hanno scrivono delle poesie bellissime. Ricordo un filippino che faceva di sì a ogni cosa che dicevo, ma non aveva ancora il linguaggio per esprimersi. Allora ho chiesto una bambina interprete da un’altra classe. Ecco cosa è venuto fuori: “Grazie di avere una casa. Io sono un bambino piccolo, ma sono una briciola spuntata da un gigante”».

A me è sufficiente questo, per definirla una grande persona. E un regalo che la vita ci ha offerto, perchè certe persone sono un regalo.

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