Nove racconti, di J.D. Salinger

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Solitudine, alienazione, rimpianto, frustrazione, incomunicabilità, fuga, assenza, senso di vuoto.
Bambini che dialogano con gli adulti, e sembra essere l’unico modo di dialogare al mondo, perchè tra adulti non pare possibile comprendersi. America, baseball, la Guerra.
Tanta ironia, a pacchi, parti comiche che si alternano a quelle tragiche, magari nella stessa riga.
Tanta angoscia, tanta solitudine, tanta infelicità del quotidiano, che fanno da sfondo, sempre.
Ma Salinger riesce a trovarci bellezza e commozione, narrandole.
Lo stile è molto essenziale, e anche moderno, sembra che ci stia parlando, raccontando qualcosa a voce, seduti ad un caffè. I personaggi li vedi davanti, li puoi toccare.
Resta un maestro nella descrizione della psicologia infantile e adolescenziale. E lo “scontro” tra la loro innocenza e l’ipocrisia e il conformismo del mondo adulto. Sembra quasi che ci sia vita solo nell’animo dei bambini.
E Salinger è bravo, veramente bravo, a dipingere quell’istante in cui la giovinezza è pura, anche angosciata, ma pura.
Non sono in grado di dire se questi racconti siano i migliori del Novecento, come ho letto da più parti. Di sicuro sono molto particolari, calcolando che stiam parlando degli anni ’40, penso sia così come dicono, che questa scrittura così priva di retorica era davvero un’innovazione, per l’epoca. Non è stata una lettura semplice, per me, non penso di aver i requisiti per poterla comprendere in pieno, però, come sempre, “non si butta via niente”, ne vale sempre la pena.

Musica: Indifference, Pearl Jam
https://www.youtube.com/watch?v=EmL8XbC6Zmo

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