La casa del sonno, di Jonathan Coe

lacasa del sonno

Quanto scrive bene, quest’uomo… è come leggere Agatha Christie, in qualche modo. Uno stimolo continuo per la mente.
Un libro che ti coinvolge, che fa riflettere, un intreccio stupendo, perfettamente congegnato, che ti porta per forza ad immergerti nella storia. E’ un architetto, Coe, un architetto che costruisce in maniera lineare, ma con un’inventiva senza pari.

La trovata è suddividere la storia in spazi temporali diversi, gli anni 1983-84 per i capitoli pari, e l’anno 1996 per i capitoli dispari. I personaggi sono sempre gli stessi, e anche il luogo dove si svolge l’azione. Lo stile della narrazione è vario, si va dallo scientifico, all’umoristico, al sentimentale. E lui smonta la storia in mille pezzi e la ricostruisce alla fine, piano piano, un pezzo alla volta e a modo suo.
E’ la struttura del romanzo, ad essere piena di genio. Le parti della storia sono le fasi del sonno. E più si va avanti, più gli avvenimenti sembrano irreali, quindi è come se si passasse dalla veglia, dalla realtà, al sogno. Davvero geniale.

300 pagine che non paiono finire mai, ma che si “mangiano” nel giro di una giornata, perché questo libro è uno di quelli che non si riesce a posare sul comodino, ti prende e ti porta via, non puoi restare in bilico, in sospeso, vuoi scoprire tutto il meccanismo, non sai attendere.

Coe riesce a costruire una storia davvero travolgente, una specie di vortice in cui si sorride e ci si angoscia, in cui presenta un mondo di temi diversi, la perdita, il ricordo, la costruzione e la distruzione della propria identità, il perdere, il ritrovare e, soprattutto, l’amore. Una girandola appassionante, con personaggi delineati benissimo, come suo solito, così pieni di vita, di sentimenti e di problemi. E’ un autore acutissimo, sembra sempre in pieno controllo, e sa come lasciarti senza respiro.
Il primo tema è il sonno, con i suoi disturbi, le cure, gli esperimenti, e sembra sia questo, il fulcro del romanzo. Il sonno come il momento in cui siamo indifesi, dove possiamo perderci. Ma anche dove sostituire la realtà che non ci rende felici.
E invece si tratta dell’amore, per me il fulcro vero è questo.

L’amore in tutte le sue forme, che cresce e si evolve seguendo il percorso di crescita dei personaggi stessi.
Ma si soffre. E’ un romanzo molto amaro. Tutti sono insoddisfatti, tutti cercano qualcosa che alla fine difficilmente riescono a trovare, tutti vagano nella confusione tra la realtà e ciò che sognano, incerti, incostanti, senza identità precise, compresa quelle sessuali. Ma c’è un filo, sempre, tra eventi passati ed eventi futuri, come quella parola che lega un capitolo all’altro. E seguendo quel filo, si arriva ad un finale sorprendente.
E bravo Coe.

Musica: I’m so tired, The Beatles
https://www.youtube.com/watch?v=FR5TCnok5Ic

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3 pensieri su “La casa del sonno, di Jonathan Coe

  1. cristinabia ha detto:

    Io l’ho letto diversi anni fa, per cui molti dettagli mi sfuggono, tuttavia ricordo benissimo che (da amante di Coe e della sua scrittura) pensai che questo libro era nato da un’idea splendida, ma alcune parti della trama e alcuni personaggi non mi avevano assolutamente convinto, in particolare, se ben ricordo, il dottore che cerca di “sconfiggere” il sonno, che mi era sembrato eccessivamente grottesco!

    Mi piace

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