Nessuno scompare davvero, di Catherine Lacey

Jpeg

Una donna in fuga. In fuga dal ricordo ossessionante della sorella, da un matrimonio freddo, spento, da un rapporto fallimentare con la propria madre.
Ma soprattutto in fuga da se stessa, una fuga disperata, quando si cerca di coprire, sotterrare un dolore coprendolo sotto migliaia di chilometri di distanza. Ma il passato non si cancella.
Quello che siamo, non si cancella. In questo romanzo siamo costretti a seguire Elyria nelle sue strade, fisiche ma soprattutto mentali, nel suo dolore e nelle sue sofferenze interiori implacabili, ed è un viaggio molto duro. Siamo costretti ad ascoltare un disagio mentale, costretti a stare accanto ad una persona che soffre, quello che magari non faremmo, nella vita reale.
Siamo nella sua mente. Dall’esterno è un viaggio senza senso, ma, visto da dentro, assume un significato, i suoi pensieri diventano comprensibili, in parte anche condivisibili, lentamente comprendiamo e conosciamo quella bestia interiore, quel “bufalo impazzito” al suo interno, che rappresenta la parte oscura, il senso di inadeguatezza eterno che la costringe alla fuga dal mondo intero.

“Nel cervello di ogni essere umano c’è una parte insofferente che non ce la fa ad andare avanti, non riesce a stare seduta composta e a guardare la gente dritto negli occhi e a sopportare il ticchettio del tempo che scorre, non ce la fa a mangiare il panino che ha nel piatto, non ce la fa a leggere il giornale, non ce la fa a vestirsi e uscire, a essere sposata, a vedere lo stesso uomo ogni giorno e a farsi guardare dallo stesso uomo ogni giorno senza volergli ficcare in gola una minuscola bomba e poi farla esplodere e toglierlo di mezzo, senza voler tornare indietro nel tempo per non avvicinarsi mai più a quell’uomo che ti guarda e vive con te ed è così felice di amarti ed essere amato, e capita a tutti ogni tanto di volersene andare via come se non fosse mai successo niente.”

Il suo bufalo scalpita. Corre, rincorre. Non sta nei recinti costruiti da tutti quelli che la circondano, che vorrebbero circondarla, da quei recinti.
E’ molto pesante, seguire la narrazione, per larghi tratti. Ma la disperazione, quel non sentirsi parte del mondo, quel cantare un canto diverso da tutti, quello star fuori dalle righe, non voluto, ma insito in lei, quel suono distorto che esce dalla sua mente e dalla sua bocca, beh me l’hanno resa vicina e simpatica, comunque.
Il disagio di vivere. Il non trovare risposte. Il riempirsi la vita di “se”.

“Per un attimo pensai che sarebbe stato bello fare il matematico o il contabile o l’operaio, così una parte della mia giornata sarebbe stata piena di SI’ o NO, UN MILIONE O DUE MILIONI, o di IDEM, IDEM, IDEM, IDEM. E invece avevo una vita popolata da talmente tanti FORSE e QUASI e MAGARI e NON LO SO che mi sembrava di nuotarci o ribollirci dentro…”

Quel non saper amare nessuno fino in fondo. Elyria ci ha provato. Ha provato a sorridere davvero. Ha provato a legarsi ad un sistema, alla catena umana. Ha provato a scomparire. Poi ha provato a diventare altro, a resettarsi e rinascere diversa. Ma nessuno scompare davvero. Non ce l’ha fatta. Questo romanzo certifica una sconfitta.
Siamo sicuri di non essere come Elyria? Lei ha preso un biglietto aereo, ha mollato tutto. Molti di noi, probabilmente, sono alle prese con pensieri simili, ma incollati dentro una vita che non comprendono, che sta stretta, troppo stretta, al limite del soffocamento, alle prese ognuno col proprio bufalo, più o meno pesante, più o meno irrequieto. A far buon viso a cattivo gioco.
E’ stata una lettura difficile. Ti trovi invischiato, risucchiato, dai pensieri e dalle ossessioni, che possono asfissiarti, a tratti la sensazione è stata questa, un girare a vuoto, ma anche un girare a vuoto interno, senza molta aria a disposizione.

Musica: A little piece, The Jezabels
https://www.youtube.com/watch?v=pB2U4fA-xHk

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