I gatti non hanno nome, Rita Indiana

ritaindiana

Di nuovo un romanzo di NN, che si conferma una piacevole conferma. (ridondante affermazione che però lascio così).

Questo romanzo non ha una trama precisa,c’è una quattordicenne che passa il tempo ad annotare nomi adattabili ad un gatto, mentre intorno a lei c’è un brulicare di vita, di personaggi e di situazioni talora improbabili, strane, assurde.
Ma siamo a Santo Domingo. Il realismo magico è in agguato. Anche se questo è un po’ diverso da quello di Garcia Marquez. Non una lettura digeribile per alcuni, immagino.
Comunque se vi piacciono i sudamericani vi troverete meglio, di fronte a questo piccolo grande guazzabuglio di umanità, di realtà che si intreccia con il surreale, con la fantasia e l’immaginazione, fino a non capirne più i confini. Tutto ciò che a noi può apparire bislacco, è funzionale e preciso in quel contesto e basta.
E così non appare strano uno zio che diventi buddhista, una zia i cui pensieri appaiono sulla sua fronte come scritte al neon, che una nonna veda una casa spostarsi, che arrivino figli mai conosciuti, che appaiono padri dimenticati, che ci sia chi possiede proprietà taumaturgiche, e che anche i gatti si comportino stranamente, che passato e presente e futuro si intreccino allo stesso modo dell’intreccio tra realtà e finzione.
In tutto questo universo esterno c’è la voce narrante di questa ragazzina, che funge da collante, che sembra una voce vera, una voce che si sente, sembra di sentirla sul serio.
L’abilità dell’autrice mi pare anche questa, rendere viva e credibile la narrazione colloquiale di questa quattordicenne, coadiuvata alla perfezione, nella traduzione italiana, da Vittoria Martinetto, che ha reso magnificamente le tante metafore e lo stile così lineare, fluido, intrecciato sempre, costantemente, con la musica, classica, rock, o rap o caraibico che sia, perfettamente in linea col Paese che ospita la storia, e queste descrizioni, questi inserti, rendono meglio, aiutano nel delineare le psicologie dei personaggi. E non è un caso che Rita Indiana sia anche leader di un gruppo musicale di “alternative merengue”, oltre che blogger e attivista per i diritti LGBT . Un bel personaggino, insomma, ed è chiaro che scrivesse in modo alternativo.

Un romanzo che è in pratica un racconto breve, che consiglio di leggere tutto d’un fiato, senza ragionare per niente, lasciandosi trasportare in un luogo che noi siamo abituati a vedere solo su immagini patinate o con la visione da turista.
Invece siamo lì, a condividere il percorso di crescita di questa adolescente, nel momento decisivo, forse, quello di passaggio tra ingenuità e spontaneità a quello dell’ingresso nell’età adulta.
Un romanzo di formazione, in qualche modo, in cui forse potremo scoprire o ricordare qualcosa di noi stessi. Comunque capace di lasciarti affezionare ai protagonisti.

La chicca vera per me resta la nota che NN lascia alla traduttrice Martinetto, una bellissima postfazione, che ancor di più ti fa entrare nei meandri del romanzo. Un’abitudine, questa di dar voce ai traduttori, che mi sento di esaltare, proprio, e a cui sto cominciando ad abituarmi molto piacevolmente, come già accaduto per Il paradiso degli animali, della stessa NN.

Musica, obbligata: Rita Indiana y los Misterios – Equeibol
https://youtu.be/RYP9d5IaMsY

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