Il meraviglioso viaggio di Octavio, di Miguel Bonnefoy

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Per prima cosa, la copertina. La grafica, bellissima. Le illustrazioni che rendono grande onore alla vista e a ciò che il libro esprime. E il piacere proprio fisico di tenere questo libricino tra le mani.

E’ proprio bello da tenere in mano.

Miguel Bonnefoy è nato a Parigi nel 1986 da padre cileno e madre venezuelana. È cresciuto tra la Francia, il  Portogallo e il Venezuela.

E’ troppo chiaro, troppo ovvio, che la sua scrittura risenta di tutte queste influenze, e soprattutto che il celeberrimo realismo magico sia nelle sue vene di scrittore.

La storia parte dal 1908, da un’epidemia di peste arrivata alle coste del Venezuela, dopo un lungo viaggio per mare. Un’epidemia che realtà e leggenda, che subito si intersecano, vogliono sia debellata da eventi sovrannaturali, la statua di un santo che viene trasportata e venerata, un albero di limone miracoloso che debella la peste,  la costruzione di una chiesa in onore e ricordo.

E Octavio è lì, abita lì, in questo piccolo grande paese.

E’ uno uomo massiccio, fisicamente.

“A vederlo, era l’incarnazione di un paese intero di manghi e battaglie. Come i mostri o i geni, Octavio avrebbe lasciato il mondo senza discendenza. La sua robustezza e il suo slancio nei confronti della vita gli venivano direttamente da quella massa di libertà che non poteva trasmettere a nessuno. Era uno di quegli uomini che, come gli alberi, non possono che morire in piedi”.

Ma alla sua forza fisica fa da contraltare una debolezza enorme. Octavio è analfabeta. Non legge, non scrive. E vive isolato, per questo. Per questo vive di silenzi, parla solo se costretto, e guardingo, come una preda braccata dal mondo intero. La sua forza fisica lo rende superiore agli altri, ma è una superiorità effimera, perchè il non saper leggere e scrivere lo costringe all’inferiorità reale, a chinare la testa. Ma l’incontro fortuito con Venezuela, una donna con un nome non scelto a caso, una donna strana, una donna che capisce senza bisogno di parole, una donna che non possiede pregiudizi, gli aprirà la porta del mondo che credeva rimanesse chiusa per l’eternità. Venezuela sa, Venezuela è sicura che Octavio abbia una potenzialità umana enorme, inespressa, Venezuela sa che Octavio è in grado di liberarsi dal giogo dell’analfabetismo. Lo accoglie nella sua casa senza fare domande, e passeranno ore, e giornate insieme, lei gli apre il mondo, lei gli insegna a leggere e a scrivere. Loro due si capiscono. Loro due finiscono inevitabilmente con incrociare i loro cuori. Sarà un incontro troppo breve, ma Octavio ne esce rivoluzionato, la sua vita è completamente rivoluzionata. Scopre la parola, scopre la letteratura, scopre l’arte.

“Erano diversissimi. Eppure, senza capirlo, stava forse cominciando a decifrare un alfabeto che non conosceva, una promessa originale, come sulla pietra, dove prima c’è il nulla e poi tutto sembra avere inizio”.

“Pensò a Venezuela. Pensò che la letteratura non poteva somigliare a una figura tanto distante dalle donne. La letteratura doveva tenere la penna come si tiene una spada, mescolarsi all’immensa e tumultuosa comunità degli uomini, in una lotta ostinata in difesa del diritto di nominare, impastata nella stessa creta, nello stesso fango, nella stessa assurdità di coloro che la servivano. Doveva essere eroica e piena di ferite, avere i capelli sciolti, un machete alla cintura o uno schioppetto in spalla. La letteratura doveva rappresentare anche chi non la leggeva, per esistere come l’acqua e come l’aria, e sempre in modo diverso.”

Ma Octavio custodisce altri segreti, che lo costringono alla fuga. Inizia il suo viaggio, la sua magica avventura. Attraversando il Paese, ne scoprirà miserie, vergogne, segreti, incontrerà poveri, fuggiaschi come lui, reietti, eremiti, tutto un mondo alla ricerca di una vita migliore. La sua storia è una metafora del Venezuela stesso. E’ la storia di un riscatto, di una rivalsa, di un cambiamento, del far vedere al mondo una potenzialità enorme che può essere sprigionata. Il suo viaggio è immerso pienamente in quel realismo magico di cui abbiamo parlato, è una piena sospensione tra realtà e magia, ed è allo stesso tempo una dichiarazione d’amore per la parola scritta, per la letteratura, e per un Paese intero, una dichiarazione di intenti, l’esaltazione del lavoro attraverso cui il povero si riscatta con fierezza, fino alla magia della metamorfosi finale.

Musica: Alma Llanera – Simón Diaz

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