Canone inverso, di Paolo Maurensig

 

Canone inverso

Uno stile di scrittura elegantissimo.  Puro, semplice, diretto, scivola via come su velluto. Una roba di altri tempi, come se fosse stato scritto da uno scrittore di due o tre secoli prima. Lontano dalla contemporaneità, e lontano anche da ambientazioni nostrane.

Un romanzo davvero complesso e complicato. Una struttura narrativa che è come un labirinto, fatto di continui salti nel passato, dove c’è grosso rischio di perdersi.

La musica, il motivo principale del romanzo. La musica, che accompagna ogni gesto e ogni sentimento umano:

“La musica è la mia consolazione. Quest’arte, nella sua essenza sfuggente, nella continua vanificazione di se stessa assomiglia all’idea che mi sono fatto della vita”.

La musica è come una magia, che sospende la storia  tra realtà e sogno.

La musica ossessionante, quasi, che segna una storia di amicizia e anche quella di un amore idealizzato a distanza. La musica è “un dono dello spirito”.  Grandi dissertazioni filosofiche, in cui la musica viene vista come unico tramite per arrivare ad uno stato di grazia. E il tema della contrapposizione tra chi possiede una visione della musica vista come  talento innato e chi invece pensa che sia una questione di ereditarietà, di sangue familiare, questione di superiorità genetica, che riporta a ben altri riferimenti tragici.

“Per me a evocare l’immortalità era stata sempre e solo la musica. La musica era una delle tante vie che portano alla conoscenza, una via ignota alla maggior parte degli uomini, ma che Kuno e io stavamo percorrendo da tempo. La musica preesisteva alla creazione del mondo e non si sarebbe estinta. Eppure era anche la più labile delle arti, quella che si dissolve nota dopo nota. Consacrare la propria vita alla ricerca della perfezione nella musica era per me l’unica strada per tentare di raggiungere l’ineffabile stato degli immortali”

La narrazione è plurale, anche questo un espediente che solo il finale del libro ci rivela come funzionale e funzionante.  Questo romanzo è come un brano classico, basato su alternanza di ritmi e di sensazioni, c’è la speranza, la gioia, la sofferenza, il dolore, l’amicizia, l’illusione e la delusione, il tradimento. La scrittura, seppur elegantissima, è semplice. Ma la comprensione no, i temi trattati no.  C’è un’inquietudine che permea il romanzo dalla prima all’ultima pagina, una tensione, quel senso di angoscia che non ti abbandona mai, una ricerca spasmodica della perfezione:

“Ma che cos’è la perfezione? E’ il punto di fuga di una strada senza fine, è il miraggio che si sposta davanti a noi, è l’ultimo piolo di una scala circolare. La perfezione ha a che fare con l’infinito, ma l’infinito non è solo infinitamente grande. C’è anche l’infinitamente piccolo. La perfezione può richiamare l’idea di movimento, ma anche l’idea di rallentamento. La ricerca della perfezione procede con un ritmo che rallenta all’infinito. E’ una progressione continua che tuttavia si riduce a mano a mano che si avvicina alla meta.”

Un romanzo che svelerà i suoi misteri solo all’ultima pagina. Un finale che mi ha quasi spinto a riprendere la lettura da capo.

Ben congegnato.

Un bel libro.

Musica :Canone inverso,  Di Ennio Morricone

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