Paula, di Isabel Allende

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Un libro di un’intimità sconcertante.
Un libro che poteva essere scritto solo da una persona che si trovava completamente scoperta, senza difese e senza più nulla da perdere, rispetto alla vita.
Quando tua figlia o tuo figlio si trovano in bilico tra la vita e la morte, allora sai che niente al mondo conta di più di questo, niente ha più importanza, tutto diventa pura spiritualità, ricordo, dolcezza, amarezza, dolore. Sei solo tu, la vita e la morte, insieme. Sei costretto a trovarci un senso, ad aggrapparti a tutti i ricordi e a quello che hai costruito con chi ami, per avere la motivazione per andare avanti.
Un libro che è partito come quattro righe da buttare giù nei momenti di solitudine di fronte ad un sudario di dolore, un modo per far trascorrere le ore. Poi si è trasformato in una lettera alla figlia, una lettera di speranza. Infine in un racconto di un secolo di storia, quando il dolore ha preso il sopravvento, allora è venuta fuori questa specie di biografia commovente e aperta, sincera, come di fronte ad un confessore, coraggiosissima apertura.
Sorprendente il coraggio della Allende di mettersi così a nudo, rivelando particolari intimi che difficilmente qualcuno di noi può rivelare a nessun altro, nella vita.
Ma i tanti mesi passati al peggior capezzale che un essere umano possa immaginare hanno reso la scrittrice un essere umano completamente vulnerabile. E l’omaggio a Paula contava più di ogni altra possibile remora. Quello che siamo oggi lo dobbiamo ad una storia antica, molto precedente rispetto al nostro ingresso nella vita. Le scelte che abbiamo fatto spesso derivano da quelle dei nostri nonni e dei nostri genitori. Qui c’è tutto, una vita piena di amore, di voglia di emergere, di sentimenti, di magia del Sudamerica, di famiglie unite, problematiche, difficilissime, ma sempre insieme, come solo in certe parti del mondo sanno essere, il tanto impegno sociale, l’amore per il Cile, per Neruda, la Storia tragica di Salvador Allende, la dittatura, la fuga forzata, il dolore per essere stati strappati dalle viscere delle proprie origini, dalla propria terra, la paura in molti casi costante, il senso di ingiustizia profonda, dell’impotenza di fronte ad un Male troppo più grande di sè, le separazioni, le riconciliazioni, ma sempre e di nuovo l’amore come collante inesauribile, anche dopo la morte.
Un viaggio a ritroso, fino a ritrovare Paula nel ventre della madre:

“Quel periodo in cui tu eri dentro di me fu di perfetta felicità, non mi sono mai sentita così ben accompagnata. Imparammo a comunicare in un linguaggio cifrato, seppi come saresti stata nel corso della tua vita, ti vidi a sette, quindici e venti anni, ti vidi con i capelli lunghi e la risata allegra e anche con i blue jeans e il vestito da sposa.”

Un intreccio di realtà vera e di immaginazione quasi onirica, come solo certi sudamericani sanno fare, la vita è forse davvero una magia senza spiegazioni. La scrittura come sfogo al dolore, come sistema di vita, come scopo per non essere inghiottiti e dimenticati dal Tempo :

“Perché tante parole, se non mi puoi sentire? Perché queste pagine che forse non leggerai mai? La mia vita si fa nel narrarla e la mia memoria si fissa con la scrittura; ciò che non riverso in parole sulla carta lo cancella il tempo. Mi rigiro in queste pagine in un tentativo irrazionale di vincere il mio terrore, mi viene da pensare che se do forma a questa devastazione potrò aiutarti e aiutarmi, il meticoloso esercizio della scrittura può essere la nostra salvezza.”

Sono incantato dal suo modo di scrivere, così musicale, così profonda, così piena di anima, è una magia che forse solo con Marquez posso ritrovare. E’ letteralmente impossibile non commuoversi di fronte a certe pagine. Soprattutto le storie d’amore, sono descritte così bene che ti sembra di essere tu, ad essere descritto. Sa entrare nel cuore delle persone, la descrizione dell’amore tra sua figlia e suo genero sono perfette, forse nemmeno Ernesto avrebbe potuto dire meglio quello che provava per Paula di quanto abbia saputo fare sua suocera Isabel. Poi c’è tutta la storia della Allende da donna a scrittrice, l’origine della sua passione, l’origine delle sue opere, la maggioranza delle quali nate o stimolate dall’incontro magico con persone reali.
E’ un incanto vero. A tratti la scrittura è divina, letteralmente.

Musica: Pain, Blackfield
https://www.youtube.com/watch?v=d-VOPvny-O0

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2 pensieri su “Paula, di Isabel Allende

  1. Tratto d'unione ha detto:

    Letto molti anni fa, questo libro stupendo fu un dolore quasi fisico a ogni pagina, una storia insostenibile. La Allende ha davvero saputo raccontarla con un coraggio, una disperazione e una grazia incredibili. Ma oggi sono madre e non riuscirei più ad affrontare questa lettura tristissima. Bella recensione.

    Liked by 1 persona

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