Comfortably Gilmour

gil

Domenica 3 luglio, ore 10 del mattino. Il giorno dopo il concerto di David Gilmour.

Non connetto, stamani. Andato a letto tardi, stravolto dall’emozione, che ha schiantato la stanchezza. E chissà quanto durerà, questo stato d’animo. Una serata che avrei voluto non finisse mai. Quella non era solo musica. È vita. È pace. Un concerto così fa capire che cosa sia possibile fare con la musica. Proprio ieri, in mezzo alla notizia di nuove morti di innocenti, mi sono trovato in mezzo alla Blue Island creata da questo Artista incommensurabile. È stato come assistere ad un concerto di Morricone. Questo va oltre il pop, oltre il rock. Ti senti parte del Mondo, ti senti vivo, ti senti in pace. E ti pare che i vicini di posto siano amici veri. Non c’è bisogno di parlare. Era buio alla fine, ma so che c’erano tanti occhi lucidi. I Pink Floyd sono stato il simbolo di un sogno, l’utopia di un mondo di pace, un mondo migliore. Per questo l’atmosfera era un misto di gioia pura e di struggente malinconia per ciò che è stato e probabilmente non sarà più. C’è anche l’omaggio a Richard Wright, in questo concerto, il che conferma quanto detto, il rimpianto per ciò che è stato, insieme alla gioia di averlo vissuto. Ma per due ore e mezza siamo stati vicini a Dio. Questo è sicuro. Quest’uomo ha una discreta età, ormai. Ma è un vino sopraffino. Le sue mani hanno acquisito rughe ma non hanno perso nessuna magia. Anzi… tecnicamente inutile parlarne.. Un concerto sapiente, mescola di suo e di antico, chiaro che Wish you were here, Shine on you crazy diamond, suonati in uno scenario irripetibile, un tramonto spettacolare, hanno squagliato i cuori, non aspettavamo altro. Perchè questi pezzi sono la Storia della Musica, e  chi li ascolterà per la prima volta verrà inondato di emozione, non c’è scampo per nessuno, oggi come ieri. E invidio chi ha avuto e avrà il privilegio di ascoltare per la prima volta. Eravamo tutti lì a chiedergli di suonare, suonare, quella chitarra, e di non smettere, possibilmente, per non uscire dal sogno, da una bellezza e da una pace di cui abbiamo tutti disperatamente bisogno. Per uscire egoisticamente da un mondo che non ci piace e che colpevolmente non siamo riusciti a cambiare.

Il finale, Run like hell, Time, Comfortably numb, è stato qualcosa per cui avresti dato l’anima al diavolo per permettergli di cristallizzare quei minuti.

Sono morto e risorto, travolto.

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