Manuale per ragazze di successo, di Paolo Cognetti

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Carver, Munro, Edna O’Brien, anche Poissant. E, viva l’Italia, Cognetti. Beh, se amate i racconti, Cognetti dovete leggerlo. Se non li amate, sarebbe ora di cominciare, e Cognetti va letto.

Questi sono sette racconti, e sono tutte donne, le protagoniste.
Molto diverse tra loro, ad un primo sguardo. Così come diversi sono i racconti, le loro storie.
Eppure hanno molto in comune. C’è un filo che lega questi racconti.
Innamorate, non più innamorate, alla ricerca dell’amore.
Donne in crisi. Donne che sbattono come farfalle impazzite alla ricerca di qualcosa, alla ricerca di se stesse.
Donne che sembrano ferme nelle paludi della vita, in situazioni di crisi o di stallo o di insoddisfazione, da cui sembrano davvero non poter uscire più.
Donne con un lavoro soddisfacente, donne che al lavoro ci rinunciano.

Donne. Il punto focale è la capacità di questo autore di analizzare ed esporre alla perfezione il punto di vista femminile. Forse solo con Coe mi sono imbattuto in una capacità simile, da parte di un uomo.
Tutte queste donne, dicevo, fotografate al bivio della vita, uno dei tanti oppure l’unico.
Il momento più basso, il momento della crisi esistenziale, il momento in cui la vita diventa insopportabile. Potrebbero scegliere di restare ferme, invece scelgono di rovesciare il tavolo. La forza e il coraggio del cambiamento. Perchè è così, è la verità: volendo, le cose possono cambiare.
Al loro cospetto, invece, uomini superficiali, incapaci di comprendere, di reggere il passo.

We are all stars, and we all deserve the right of shine, le parole di Marylin Monroe aprono questo libro, significativamente, non solo è possibile cambiare, ma è un nostro diritto. Lei era una di quelle persone, di quelle donne, che voleva disperatamente brillare, e guardare avanti, perchè guardare avanti era l’unica cosa possibile da fare nella vita.

Non importa se poi le scelte successive si riveleranno errate, conta solo la volontà di spezzare un equilibrio melmoso e frustrante.
La forza e la bellezza del racconto, rispetto al romanzo, è proprio questa: lasciare il lettore ad immaginare il finale, così aperto che davvero puoi immaginare quello che vuoi. Oltre alla capacità fenomenale di condensare una vita in poche righe, arrivare all’essenza del personaggio, e riuscire ad immedesimare il lettore con la storia che hai saputo descrivere e raccontare così bene.
Questi racconti sono bellissimi per la sua capacità di descrivere l’universo femminile, ma sono bellissimi anche per la descrizione delle ambientazioni, della realtà che circonda questi personaggi. Milano, le strade, le autostrade in perenne movimento, e poi, per converso, le case, i tram notturni e gli autogrill. Tutto si muove,al di fuori, mentre i protagonisti sono come cristallizzati in un luogo al di fuori di spazio e tempo, simbolo delle loro vite.

milano

“Ho staccato dal suo posto accanto al letto anche la bacheca delle foto, perdendo meno di un minuto per salutare i miei amici dispersi e dire addio alle verità provvisorie rivelate dalle nostre pose di mezzi uomini: a sedici anni ero almeno una piccola borghese in rivolta, con la testa piena di nemici e una serie di antidoti alla vita comoda che facevo. Ero un grumo di rancore e orgoglio che affiorava da ogni fotografia: stanca o drogata di notte dentro una macchina piena di fumo, nuda e magrissima in una spiaggia della Grecia, addormentata su una cattedra durante un’occupazione, e poi al parco, sdraiata con un cappello di paglia di fianco alla mia bicicletta, stravolta e sommersa di cuscini la domenica mattina di un pigiama party, pallida al sole sul balcone dei miei, con una tazza di tè e un portacenere, mentre studiavo per la maturità, e poi truccata di nero, aggrovigliata nelle lenzuola di quattro o cinque letti diversi, femminile e minacciosa dentro la cabina di un metrò, fototessera dell’ultimo treno, un sabato notte. Avevo dovuto attraversare tutte quelle forme per diventare tanto insignificante? Mi ero arenata da qualche parte e forse prima o poi sarei stata abbastanza lucida da capire perché: adesso volevo soltanto distruggere tutto e cominciare da zero. “

Ma la voglia di cambiare tutto vince.

“Io ho appoggiato le mie cose sul letto. Avevo i sacchi neri per la roba da buttare e gli scatoloni per tutto il resto. Ho dato un morso a una mela studiando i muri della stanza con l’occhio cinico di un demolitore, poi mi sono legata i capelli e ho pensato: provate a fermarmi.”

Uno stile molto minimalista, molto essenziale, così sembra, al primo sguardo. E invece un’immensa capacità di mostrare mondi interi con pochi tratti di penna. Un pittore, un ritrattista dell’animo, fin nei dettagli. Considerando che questa è stata la sua prima pubblicazione (poi di lui ho letto solo Sofia si veste sempre di nero), davvero incredibile la maturità con cui si è subito presentato. Un libricino che è una perla, che ti farà pensare per parecchio tempo. Credo sia questo, il pregio numero uno della letteratura.

Musica: Il talento delle donne, Ivano Fossati

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