Risposta multipla, di Alejandro Zambra

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Il libro più originale. Il libro più strano. Il libro più “non libro”.
Test a risposta multipla. Apri la prima pagina e pensi sia uno scherzo.
E intanto cominci a guardarti intorno, nel casino della tua scrivania, e cerchi una matita.
Comincia a rispondere a queste domande, per lo più strane.
Prima di iniziare l’autore ti avvisa che il suo libro si basa sulla Proba de Aptitud Acadèmica nazionale adottata in Cile fino al 2002.
In pratica ogni studente che avesse voluto iscriversi all’università doveva sostenere questo test. Che lo avrebbe collocato in una graduatoria nazionale, segnando il suo percorso, la sua intera vita. Da lì avrebbe saputo se poteva farcela, e in che modo. Quale facoltà, e addirittura quale Università. Se i test andavano bene, potevi avere la scelta migliore. Altrimenti, dovevi accontentarti delle “retrovie”.
Questo “avviso” iniziale, te ne accorgi subito, ti mette ansia. Ti accorgi della “cappa” che copre questo libricino. L’atmosfera è resa subito pesante.
Perchè è così. Quelle domandine, e quelle risposte, fanno capire l’atmosfera cilena. Si sente la dittatura. Si sente la libertà oppressa. Perchè si facevano queste domande? Qual era lo scopo di quelle risposte ambigue? Essere parte o meno della classe dirigente cilena dipendeva davvero da una risposta al posto di un’altra? Riuscivano a decidere chi potesse essere parte attiva di una dittatura in base a quelle domande?

All’interno di questi test ci sono diverse citazioni più o meno nascoste. Ci sono anche frasi pronunciate da Pinochet. E ci sono le parole, in generale. E i loro significati. E tu stai lì con la matitina, convinto di saper rispondere. E dopo poche domande ti trovi a posare la matita. Perchè capisci quel che c’è dietro a quelle domande. Capisci che la vita è fatta di domande che non prevedono, quasi sempre, una sola risposta esatta. Magari ce ne sono due. Tre. Oppure sono tutte giuste. Oppure sono tutte inesatte, insufficienti per esprimere quel che tu volevi esprimere.
Capisci che “pegar” vuol dire incollare. Ma anche picchiare. Affiggere. Ma anche colpire. Appiccicare, ma anche pestare. Un continuo doppio senso, con la tara plumbea dovuta al fatto che, mentre leggi, senti Pinochet che ti guarda.
Personalmente mi sono sentito a disagio, mi sono sentito male, ecco, al solo leggere le alternative de L’intruso. C’è molta ironia, ma c’è anche tanta tristezza, e anche tanta durezza, in quelle multiple risposte. Poi vai avanti, e la cosa si fa più articolata, complessa. Ma capisci anche di più. Ne “L’organizzazione del discorso” devi mettere in ordine i paragrafi in maniera tale che il testo diventi comprensibile, logico. E anche qui, all’inizio provi a fare come ti dice. Ma poi leggi, leggi e basta. E capisci che atmosfera c’è. Anche nel Nuotare. Uno sport che dovrebbe essere allegria, complicità, sorrisi.

“L’istruttrice è autoritaria, non ha una voce dolce. I bambini sono tutti seri”.
“Da bambino eri innamorato del silenzio. Poi avresti voluto che le parole ti inondassero e ti sommergessero. Però sapevi nuotare, nessuno te l’ha insegnato. Noi, pensi, ci hanno buttati in acqua da piccoli e abbiamo imparato come i cani.”
“O forse sì che te l’hanno insegnato, a scuola.Forse è stata l’unica cosa che ti hanno insegnato. Non a nuotare, ma a muovere braccia e gambe. E a trattenere il fiato per ore”.

Poi ci sono le frasi da estrapolare, la sezione Estrapolazione di enunciati.
E qui fa ancora più male.
Qui c’è la piccola storia e la grande storia che si intersecano. Nelle risposte multiple Zambra inserisce confessioni, storie personali, inserisce il Cile, con il suo male e con il suo bene. I sensi di colpa per aver taciuto o essersi voltati dall’altra parte, per la paura.
Ci sono le parole di un figlio su suo padre. Parole che possono essere dette, da un figlio a suo padre.
Ma se quel figlio è Contreras, è il figlio di Contreras, il generale di Pinochet, il generale di quella polizia segreta che ha sterminato e torturato migliaia di innocenti, allora ecco che la difesa di quel figlio a quel padre ti avvelena, ti stordisce di rabbia.

Questo libro è davvero una scommessa, per questa Casa Editrice. E’ incatalogabile.
Francamente non so se avrà successo, ma lo spero tanto. E’ un libro difficile. Una prova, per chi lo ha scritto e per chi lo ha tradotto, Maria Nicola, di cui ho piacevolmente letto un pezzo in cui spiega appunto tutte le sue difficoltà nel tradurre non solo un testo in sè, ma nel rendere proprio le tante sfumature delle parole contenute. E una prova anche per il lettore. Ripulite le convenzioni, passateci sopra con uno straccio, e poi leggete questo.

Musica: Me gustan los estudiantes – Angel Parra

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