Memorie di una ragazza perbene, di Simone de Beauvoir

 

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Lettura difficile, o comunque non semplice, per me.
Ma molto affascinante.
Perche Simone non ha lasciato che la vita la conducesse, ha vissuto conducendo.
In questo primo capitolo della sua autobiografia si vede da subito quanto abbia lottato e faticato e sofferto, per arrivare alla meta che si era prefissa.
Un percorso partito dall’adeguamento alle convenzioni, dall’adeguamento ai limiti borghesi, per poi prendere la consapevolezza sempre più forte del voler diventare altro, dal voler cambiare il binario per le prefissato da famiglia e società, la sua ambizione di cambiare il mondo, partendo dall’orgoglio femminile. La sua intelligenza così precoce, così superiore alla media, la voracità di vivere e la curiosità di vivere, l’hanno portata a voler ribaltare quella via tracciata per la sua vita, e nello stesso tempo a divenire un simbolo per ogni donna dell’epoca.

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La cultura come grimaldello per arrivare alla piena libertà, civile e di espressione, per arrivare a dimostrare che la donna valeva quanto l’uomo, che poteva ambire agli stessi risultati e agli stessi lavori. Una lotta dura, durissima, ma che non le ha mai fatto perdere le speranze.

“C’era tutto da fare; tutto ciò che in passato avevo desiderato di fare: combattere l’errore, trovare la verità, dirla, illuminare il mondo, magari contribuire addirittura a cambiarlo. Ci sarebbe voluto tempo e fatica per mantenere anche solo una parte delle promesse che mi ero fatte, ma questo non mi spaventava. Nulla era risolto, tutto restava possibile.”

La ragazza perbene, perfettina, scuola cattolica, e credente infervorata, la ragazzina che dipendeva in tutto dal giudizio dei suoi genitori, legatissima a loro, che vedeva in loro l’esempio senza macchia, questa la sua partenza. Commovente, direi, la descrizione lucida che fa di se stessa, fino a mostrarci il suo cambiamento così sofferto, quanta sofferenza deve esserle costata l’attraversamento di questo tunnel, rimettere in discussione qualsiasi granitica certezza, un cambiamento lento ma inarrestabile e inequivocabile. In fondo, non si è mai liberata del tutto dalla fede, nel senso che il suo modo di porsi davanti alla vita e al lavoro è stato quello tipico di una persona che si è donata con totale dedizione e sacrificio.
Sono commoventi i passaggi in cui arriva a mettere in discussione la Fede cattolica, la certezza che esistesse un Dio.

“Una notte intimai a Dio, se esisteva, di dichiararsi. Restò muto, e mai più gli rivolsi la parola. In fondo, ero molto contenta che non esistesse. Avrei trovato odioso che la partita che stava svolgendosi quaggiù avesse già la sua conclusione nell’eternità.”

Da persona granitica si scopre persona piena di “crepe”. Il dubbio investe qualunque aspetto della vita. E’ un momento in cui si vacilla sul serio, e si può finire male.
Ma è in questo momento che comprende che solo la sua mente è davvero ferma, indistruttibile, se saprà coltivare la sua mente, nulla la potrà fermare, spaventare o distruggere.
Non è che non abbia patito. Era un essere umano. Ha sofferto di paura, di solitudine, di incertezze notevoli. Ma è andata avanti, ha disperatamente lottato contro i pregiudizi, voleva disperatamente essere giudicata solo per ciò che era, togliere da davanti il fatto di essere femmina per dimostrare quanto poteva essere potente essere femmina.

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Commovente anche la sua passione per i libri, anche se non posso proprio essere in grado di scendere nel merito, parlo solo in generale, un amore così grande tanto da elevarla come intellettuale ma anche tanto da condurla, dopo dura fatica, a trovare le amicizie giuste, i rapporti più profondi, quelli con cui poter davvero condividere pensieri ed ideali, sentirsi alla pari, finalmente.

“Io ero intelligente, ma lui era un genio, Sartre rispondeva esattamente ai desideri dei miei quindici anni: era il doppio in cui ritrovavo, portate all’incandescenza, tutte le mie manie. Con lui avrei potuto dividere tutto.”

Il suo compagno. Non esclusivo, ma sempre presente, l’unico vero riferimento.
L’incontro con Sartre, che segnerà in modo decisivo la sua intera vita.

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Spesso si dilunga nei particolari, e questo mi ha un po’ messo in difficoltà, mi hanno reso più pesante e lenta la lettura, ma credo facesse parte del suo modo di affrontare la vita, senza voler tralasciare nulla, un’ansia di precisione e di rigore che non l’ha mai abbandonata.
Ho sempre letto commenti alla sua opera da parte di tante donne, che parlavano di ammirazione sconfinata, di immedesimazione, di gratitudine per aver dato voce ai loro pensieri e ai loro sogni. Ecco, oggi capisco un po’ di più di tutto questo, e gli devo dare ragione.

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Musica: Parigi, Paolo Conte

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6 pensieri su “Memorie di una ragazza perbene, di Simone de Beauvoir

  1. simpaxxx ha detto:

    La Simone ha una prosa fantastica. Nonostante le descrizioni particolareggiate e i suoi dilungamenti ho amato questa prima parte della sua biografia. Non nego a volte di averla trovata troppo perfetta nel suo essere e a volte anche un po’ snob. Ma credo se lo potesse permettere.

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  2. Anonimo ha detto:

    Mai letta. Ho una sorta di rifiuto ingiustificato ed ingiustificabile – lo so – per lei, probabilmente dato dal fatto che è una scrittrice considerata imprescindibile per una donna, e quando io leggo le tre parole PER UNA DONNA, mi scatta una sorta di allergia alla quale non riesco a sottrarmi.
    Per quanto sicuramente io debba esserle grata per le sue battaglie credo che passerà ancora un po’ prima che metta le mani su un suo libro, consapevole che prima poi lo farò.
    Per il momento mi accontento di questa bellissimia recensione, corredata anche di foto !!! Grazie Carlo.

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