Santa Mazie, di Jami Attenberg

 

 

santamazie

C’è bisogno d’amore, direbbe Zucchero Fornaciari.
Ed è vero, comunque.
Ed è per questo che una storia così ti prende e ti affascina e ti commuove, e la leggi tutta d’un fiato.
Jami Attenberg ha costruito un piccolo capolavoro. Santa Mazie è una storia che si ispira alla realtà.
Mazie Phillips è realmente esistita. La “Regina della Bowery”, ed è stata tanto famosa tra gli anni ‘20 e ‘60 che Joseph Mitchell scrisse su di lei un lungo articolo sul New Yorker nel 1940 e alla sua morte, nel 1964, il New York Times le dedicò un necrologio, “La bionda platino dalla voce roca che per oltre 65 anni, dall’angusto gabbiotto del Cinema Venice, ha elargito consigli, soldi ed amicizia a ogni derelitto della Bowery”.“Ha prolungato la vita di tanti poveracci,chiamando le ambulanze per portarli all’ospedale o negli ostelli che lei stessa pagava”.

E da qui parte l’idea della Attenberg, questo omaggio che le ha richiesto due anni di lavoro. Perchè il personaggio è assolutamente reale, ma questo diario e le testimonianze delle altre persone sono frutto della fantasia dell’autrice. I due anni di lavoro però sono serviti appunto per tentare una ricostruzione che dalla fantasia potesse avvicinarsi il più possibile alla realtà plausibile.

“Ho ripercorso le sue stesse strade, visitato il Tenement Museum, nel Lower East Side, studiato la storia della città di New York. Amusing The Million di John Kasson mi ha aiutato a capire l’era in cui la metropolitana collegò Coney Island a New York e le masse di immigranti e proletari cominciarono a riversarsi in spiaggia, nudi e liberi. Almost Yesterday, il libro più affascinante sugli anni 20, è stato scritto negli anni 30 ed è completamente diverso dai testi storici su quel periodo scritti oggi.
E’ lì che ho appreso dell’attentato di Wall Street del 16 settembre 1920 che uccise 38 persone e ne ferì gravemente altre 143. Oggi nessuno ne parla più e mi sono chiesta se tra cent’anni la gente si ricorderà ancora dell’attacco alle Torri Gemelle”.

Le parole di Mazie, nel libro: “Oggi è il giorno in cui è caduta Wall Street. Dovevo vedere come sono le strade. Gente che piange agli angoli delle strade. Perché questa città è così bella quando è in lutto?”

Una ragazzina che diventa un’adolescente e che poi diventa adulta, e noi la seguiamo passo passo, prima capendola poco, poi sempre un po’ di più, nonostante gli eccessi e la spregiudicatezza che spesso la contraddistingue, nonostante cento difetti, che però, proprio per questo, ce la rendono più umana, più vera, più vicina al nostro cuore.
Lei, chiusa nel gabbiotto di questo vecchio, storico cinema, il Venice di New York, a vendere biglietti tutto il giorno, ad appendere cartoline del suo capitano, il suo unico uomo, anche se suo non lo è mai stato, perchè è lei a non averlo voluto, perchè lei non cerca l’amore stabile, soprattutto dove sa che non può trovarlo.
Lei che se ama qualcosa, questo qualcosa è proprio New York, da cui non si stacca mai.

“Adoro ogni piccolezza che riguarda il treno che prendo per andare al lavoro. Mi sento leggera, appoggiata al cuscino dei sedili di giunco colore paglierino, mentre i ventilatori appesi al soffitto mi cospargono d’aria. Il treno ci fa dondolare a un ritmo piacevole. I bimbetti abbandonano la testina sul petto della mamma. Mi sorprendo a sorridere come una scema, sul treno. L’odore dell’olio bruciato mi fa sentire un po’ gagliarda, anche se so che può sembrare strano. Nessuno, fra quanti sono intorno a me, sanno cosa questo significhi per me, cosa significhi per una ragazza una corsa da cinque centesimi. Cambia il suo mondo per sempre.”

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Un amore viscerale, per le sue strade, per la sua ricchezza e soprattutto per la sua miseria. Una città che vive le sue contraddizioni eterne, che vive anche un attentato, ma soprattutto in crisi economica terrificante, la caduta di Wall Street, la grande depressione, che porta al moltiplicarsi della povertà ad ogni angolo di strada, accompagnata ad una disperazione che taglia fiato e gambe. Mazie annota nel suo diario tutte le sue impressioni, i suoi sentimenti, la sua vita, con cinismo, durezza, ma anche con dolcezza, compassione, voglia di vivere.

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“Sono solo felice perché vivo”

Non abbiamo altro che la vita che abbiamo.
Mazie è questo.
Una donna che molti amano, corteggiano, vogliono.
Lei si fa notare, si lascia ammirare vestendosi sgargiante, si lascia accarezzare, si lascia anche toccare e in qualche caso concede il suo corpo.
Ma la sua anima no. La sua anima resta sua, solo sua, non la regala a nessun altro.
Impossibile restare indifferenti di fronte a questo diario personale, all’umanità che ne sortisce, al pensiero di questa donna così decisa, ma anche così malinconica, e sola, che si sente fuori dal mondo proprio perchè troppo umana, e che regala il suo cuore alle sue sorelle, e a tutta la sua città, a chi soffre per strada, distribuendo cuore, pezzi di sapone e un sorso da bere.

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Una donna capace di sognare una vita diversa, lontana da New York, e finalmente dedicata solo a se stessa. Ma solo di sognarla, perchè la sua scelta è quella di restare.
E non per vigliaccheria. Ma è coraggio, quello che ti spinge a non abbandonare una vita così ricolma di difficoltà, e scegliere di sporcarti le mani aiutando chi è sdraiato su un marciapiedi, chi ha sbagliato direzione, o chi si è trovato dalla parte sbagliata della vita senza averne responsabilità.
Anche due parole scambiate sono un regalo enorme.

“La gente mi chiede perché passo tanto tempo sulle strade. Le rispondo che é lì che sono cresciuta. Queste strade sono sporche, ma sono casa mia e per me sono belle. I barboni ne conoscono la bellezza, le amano come fosse la loro pelle. Hanno incisi profondamente nelle rughe della fronte, conficcati sotto le unghie, la dannata polvere delle strade, il fango dei parchi dove dormono. Il sole e il sudicio si sono mescolati con il loro sudore e le loro sbornie. Tutto quel sudicio. E’ la terra. E se non riuscite a vedere la bellezza del sudicio mi dispiace per voi. E se non riuscite a capire perché queste strade sono speciali, allora andatevene dritti a casa vostra.”

“Rosie non capisce cosa vuol dire amare le strade. Non vede le pietre del selciato luccicare alla luce della luna, sa solo chiedersi perché l’amministrazione non collochi un altro lampione. Non vede le prostitute che cercano di dire paroline dolci ai clienti, che si guadagnano ogni monetina che ricevono,lavorando duramente come tutti noi. Vede solo il male.
Non vede le suore e i cinesi e i marinai e i baristi – tutto il mondo pieno di persone tanto diverse. Vede un taxi passare a tutta velocità e pensa: perché tanta fretta? E io penso: dove sarà la festa? Questo vorrei dirle! C’è una festa.”

Una scelta di vita assolutamente controcorrente.
Stiamo parlando di cento anni fa.
Una donna libera, una donna fuori dalle regole imposte, una donna dal linguaggio e dal fisico prorompenti, una donna che amava la vita, il sesso, l’alcol, una donna che si è spesa per chi soffriva, che ha sempre trovato il modo di regalare un rifugio, una sigaretta, un bicchiere e una parola di conforto.
Corsi e ricorsi storici, secoli che sembrano passati invano.
Quello di cui oggi ci sarebbe bisogno infinito. Questa storia è un insegnamento a non voltarci dall’altra parte. A stringere mani. Ad abbassarsi per sentirsi elevati. Perchè essere fortunati non è un merito. E’ solo stare un passo di lato rispetto alla sfortuna, un solo passo, a volte. E a volte la felicità la puoi trovare anche in mezzo alla sporcizia e alla disperazione, a volte basta il profumo di pane fresco di un forno sotto casa..Umanità. Empatia.

“Devo ammettere che talvolta è rasserenante vedere un uomo che, svenuto, russa tutto raggomitolato su se stesso e scorgergli sulle labbra l’ultima goccia di whisky. Non è facile capire se sia svenuto di piacere o di dolore, ma prego che lo sia per beatitudine procurata dalla sbornia. Non desidero svegliarli quando sono in quello stato, non sarebbe onesto. Hanno passato tutta la notte cercando questo.”

“Cosa mi fa molto male, pensando a questi barboni, è che loro muoiono, e che una volta morti è come se non fossero mai esistiti sulla verde terra di Dio. Qualcuno li ha conosciuti un tempo, una madre, un padre, un medico, un compagno, qualcuno sapeva come si chiamavano. Ma ora si conoscono solo fra loro e un po’ per volta verranno dimenticati, più velocemente di quanto avrebbero voluto, forse. E ognuno desidera essere ricordato, vero? Ognuno desidera che anche una piccola parte di sé resti dopo la morte. Beh, io li ricordo, li ricordo tutti. Forse, quasi per tutti saranno nessuno, ma per me sono stati qualcuno. Io conoscevo tutti i loro nomi. I nomi di ciascuno. Li conoscevo.”

E sono andati tutti al suo funerale, tutti gli homeless di New York

 

Musica: New York City serenade, Bruce Springsteen

 

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4 pensieri su “Santa Mazie, di Jami Attenberg

  1. supergiulis ha detto:

    bellissimo Carlo. E bellissima la storia di questa donna che ha fatto della sua indipendenza, non un monumento all’egoismo, come a volte accade a chi decide di stare solo, ma semmai il contrario, una specie di missionaria che dona qualcosa di sè a chi ne ha bisogno. Certo ci vuole una forza sovrumana, immagino quante volte si sarà sentita sola e stanca…
    “Ma è coraggio, quello che ti spinge a non abbandonare una vita così ricolma di difficoltà”… hai colto perfettamente il punto, come sempre del resto…

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