La versione di Barney, di Mordecai Richler

versione

Brutto e bello, rabbia e pace, vero e falso, odio e amore.

In questa storia c’è tutto, c’è Barney Panofsky,

“sopravvissuto alla scarlattina, agli orecchioni, a due rapine a mano armata, alle piattole, all’estrazione di tutti i denti, a un’operazione all’anca, a un processo per omicidio e a tre mogli”.

Vecchia carogna incallita, alcolista non anonimo, anzi reo confesso senza limiti, i difetti esposti come un distintivo luccicante, rivendicazione assoluta di imperfezione e di bassezza. Un’infinita lista di errori, di meschinità, di invidie, di rabbiose reazioni, malvagità. Lettere anonime.

Un inferno scuro di scorrettezze.  Un uomo che sembra scollegato del tutto dall’empatia col mondo intero. Eppure no. Arrivano lampi di luce. Per quello che Barney pensa e fa in nome dell’amicizia. Per quello che Barney pensa e fa in nome dell’amore. Sembri così duro, Barney, e invece sei fragilissimo. E scrivi questa biografia per cercare comprensione, aiuto, compagnia, e per aggrapparti alla memoria della tua vita, per cercare disperatamente di non cadere nell’oblio, per tenerti addosso tutti i ricordi belli e tutte le persone che hai amato. Scrivi per chiedere aiuto e perdòno per i tuoi errori, le tue enormi cazzate.

Le donne, sono quelle che segnano i capitoli della tua vita. Sono sempre loro, ad aver scandito il tuo tempo, sempre loro ad aver stimolato la tua fantasia, la tua creatività.

Il tuo modo di raccontare le cose, così leggero, scorretto, brutale, volgare, ma così divertente da far dimenticare tutto il resto.

“Mike mi ha ripetuto per l’ennesima volta che avrei il pianoterra tutto per me. Dà sul giardino, ingresso indipendente. E per i bambini, che sono pazzi di Venerdì 13, sarebbe fantastico passare un po’ di tempo col nonno. Peccato che io detesti di essere nonno. Lo trovo indecente. Dentro di me continuo ad avere venticinque anni, massimo trentatré, to’. Certo, non sessantasette, con quel che ne segue – la puzza di stantio e di sogni infranti, l’alito cattivo, le gambe che avrebbero un disperato bisogno di una bella lubrificata. E ora che mi è toccato farmi mettere un’anca in vera plastica, non sono neppure più biodegradabile. Gli ambientalisti mi negheranno il diritto alla sepoltura”.

Ubriacone, traditore, bugiardo, egocentrico, invidioso, maleducato, e bastardo, perché alla fine non si può non tifare per te, non si può non essere dalla tua parte, non avere la voglia di abbracciarti, e anche di ringraziarti, perché ci fai capire che anche un uomo così è capace di amare alla follia.

“Quando mi ritrovavo a passeggiare in quelle stanze nel cuore della notte, con l’ennesimo bicchiere in una mano ed il miliardesimo Montecristo nell’altra, chiudevo gli occhi e ripensavo a Miriam, a come mi era apparsa il giorno delle mie nozze con la Seconda Signora Panofsky. La donna più bella che avessi mai visto. Lunghi capelli neri come l’ala di un corvo. Occhi blu da perdere la testa. Un vestito da cocktail di chiffon azzurro, e una grazia meravigliosa, meravigliosa. Dio, quella fossetta. E quelle spalle nude… Sono tre anni che Miriam se n’è andata, ma continuo a dormire da una parte del letto, e appena mi sveglio la cerco. Miriam, mia adorata Miriam.”

E sì, perché in mezzo a tutte queste bassezze, collere, intrattabilità, menzogne, beh c’è anche una storia d’amore come poche altre è capitato di leggere. Una lunghissima dichiarazione d’amore, in sostanza il libro è questo, prima di ogni altra cosa. Un amore che non ha fine, mai.

“A un certo punto mi ha preso la mano sotto il tavolo e ha detto che ero la donna più bella che avesse mai visto, e che una volta aveva osato sperare che saremmo morti insieme a novant’anni, come Filemone e Bauci, e che uno Zeus misericordioso ci avrebbe trasformati in alberi, con i rami che d’inverno si tengono caldo a vicenda, e le foglie che in primavera si intrecciano”. Ok, dite qualcosa, adesso…

Non è la storia di una perfezione umana, è quanto di più lontano dalla perfezione, tutto questo. Perché  “i grandi scrittori descrivono anche le azioni più basse degli uomini, non solo quelle virtuose. E questo sortisce un effetto benefico, perché risparmia all’umanità la disperazione”.

Ma è un uomo vero, uno che non si tira indietro di fronte a se stesso, uno che si toglie la dentiera per prendere pugni, per combattere. Un mascalzone, ma di sincerità vivida, limpida. Capace di slanci di umanità infinita. Un uomo che attacca e colpisce ovunque intraveda ipocrisia, conformismo, banalità, mediocrità. Un uomo che ama la genialità, e la premia sempre, la riconosce sempre, e sempre si incazza se vede che non viene sfruttata.

E sì, Barney,  ti si vuole così bene che, appena si chiude il libro, arriva la sensazione di abbandono, ci si sente orfani, sento di aver perso un amico. Un senso di malinconia che ti avvolge, ti toglie un po’ il fiato.

Musica:Chopin Etudes Op.10 No.1-4, Louis Lortie

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