La luce smeraldo nell’aria, di Donald Antrim

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“In meno di un anno aveva perso sua madre, suo padre e, come credeva un tempo e a volte ancora gli sembrava, l’amore della sua vita: Julia; e, durante quell’anno o, per meglio dire, durante il periodo seguito ai tentativi di suicidio, si era ricoverato due volte nel reparto psichiatrico dell’ospedale universitario di Charlottesville, dove, in entrambe le occasioni, una in autunno e l’altra nell’estate seguente, per tre mattine a settimana, lunedì, mercoledì e venerdì, era salito su un tavolo operatorio dove piangeva rivolto al soffitto mentre i medici regolavano le pulsazioni, gli piazzavano gli elettrodi sulla fronte, gli mettevano l’ossimetro al dito, gli affondavano un ago nel braccio e gli ordinavano, fra i bip delle macchine e l’anestetico che gocciolava dalla pipetta verso la vena, di contare alla rovescia a partire da cento; ora, a distanza di un altro anno, stava andando alla discarica, a buttare i disegni e i dipinti che Julia aveva sfornato nei mesi in cui andava a letto di nascosto con l’uomo per il quale alla fine lo aveva lasciato, e che aveva sposato, e la sua collezione di fumetti – più che una collezione era uno scatolone zeppo di giornalini – che conservava da quando era piccolo. Aveva dimenticato da tempo i suoi vecchi fumetti; poi, pochi giorni prima, li aveva scoperti su una mensola polverosa in fondo al garage, mentre cercava una scatola di cartucce.”

L’incipit dell’ultimo di questi racconti è forse il più significativo.
Antrim parla in larga parte di disagio psicologico e mentale. Parla di malattie mentali, di sofferenza interiore, e non a caso, essendo lui stesso precipitato più volte nel gorgo, più volte tentando il suicidio e passando anni ricoverato in ospedali psichiatrici.

I personaggi descritti sono tutti enormemente, disperatamente, fragili.
Insoddisfatti di se stessi, sempre con la mente rivolta al passato, ai loro errori, alle loro colpe, alle sofferenze a loro inflitte dai genitori o dai loro ex compagni di vita. Nevrosi assoluta, che combattono con gli antidepressivi, con i calmanti, e soprattutto con bottiglie di alcolici, ovviamente tutte le componenti sopra descritte vengono “sapientemente” mescolate in un disperato tentativo di stordimento.
Eppure c’è sempre il desiderio di cambiamento, di rivalsa, di rivincita, di ripartenza, sempre la sottile speranza di cambiare, di rifarsi una vita, di ripartire in coppia, di avere un figlio.
Ed eccoli lì, vagare inciampando con un enorme vaso di fiori, o ruzzolare a terra in mezzo ai tavoli di un ristorante, perdersi durante una festa e ritrovarsi in strada, telefonare alla ragazza di un tempo, piangere per poi tornare indietro e inginocchiarsi per dichiarare le proprie intenzioni di matrimonio ad un’altra donna. C’è un bel po’ di umorismo, in mezzo a situazioni quasi tragiche e a malinconia a pacchi.

Commuovono, perchè tremano di paura quando decidono di non rivelare tutto alla persona che hanno di fronte, paurosi che questi non comprenda, si spaventi e scappi via.
Commuovono, quando ballano, bevono, e si abbracciano e si sostengono a vicenda, piangenti, traballanti ma ancora vivi, sullo sfondo di una luce del sole accecante o di un temporale improvviso, eventi meteo mai casuali, ma sempre molto precisi e puntuali nel sottolineare i cambi di umore e di scenario.
Commuovono perché si illudono di poter cambiare, di poter avere davvero una nuova vita, mentre New York li tiene sotto una cappa da cui in realtà non riusciranno ad uscire.

Ma nell’ultimo racconto ecco la speranza. Non si sa se ancora una volta illusoria, stavolta sembra qualcosa di reale, quella luce smeraldo. Speriamo.

Musica: Manhattan, Kings of Leon

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2 pensieri su “La luce smeraldo nell’aria, di Donald Antrim

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