Prendila così, di Joan Didion

did

Tristezza infinita.
Scrittura scarna e scarnificata.
Sofferenza scritta a pezzetti, frammenti.
Difficile seguire il corso degli eventi, chiamiamoli così.
Perchè alla fine qui si tratta del nulla.
Di nuovo, ancora lui, il famigerato sogno americano che
va in frantumi, stavolta a Hollywood.
Maria fugge. Fugge dai problemi, fugge dalla realtà
Prende e scappa in automobile, in autostrada, e beve,
beve.
Meglio bere che pensare.
Meglio bere che affrontare.
E chi le sta intorno forse beve meno di lei, ma è un
fallito come e più di lei.
Nessuna mano tesa verso chi sta male.
Maria provoca compassione in chi legge, anche se decide di essere vile. Anche se ti fa incazzare per l’apatia della quale decide di nutrirsi.  Ma subisce comunque troppo, dalla vita, per non provare compassione.
Amici finti, amanti finti.
Anche il sesso è triste, quasi recitassero tutti un
copione, anche fuori dal set.
Si vive perché si deve. E basta.
So che significa nulla.. eppure continuo a giocare.
Nessuna speranza, nessuna gioia.
E’ tutto fuori fuoco, tutto ripetitivo, troppo.
Il caldo fortissimo fuori, cinquanta, sessanta gradi di
un deserto accecante.
Il freddo, il gelo disperato dentro al cuore.
Gelo anche per me. Ho le mani congelate, e sono
stranito, affaticato, sgomento, inacidito, infastidito, intossicato.

Musica: Free Fallin’, Tom Petty

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4 pensieri su “Prendila così, di Joan Didion

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