Cade la terra, di Carmen Pellegrino

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Ti trovi a camminare per questo paese, e non sai se ti trovi in Abruzzo, in Calabria oppure in Sud America.
Alento, dove il sole non scalda mai.
Alento, “una malora che aveva le montagne da tutte le parti, incorruttibili guardiani di un buco dove si andava a morire, mai a nascere”.
Non sai sei sia prosa o sia poesia.
Non sai se si parli di morte oppure di vita.
Estella, che si prende addosso un fardello pesante.
Ricordare i morti e farli rivivere.
Tutti vanno via, la frana spinge via case ed abitanti, ma lei resta.
Lei resta per tramandare quello che è stato e per consolare se stessa, rifugiandosi sotto il grande ombrello del rimpianto e della nostalgia.
Come l’edera, che di tutto si ciba e testarda vive e si arrampica, caparbia si aggrappa ai ricordi di chi non c’è più.
Sento il rumore dei suoi passi, il suo sguardo che vaga tra quel che resta di quelle case, uno sguardo in bianco e nero che diventa colore, che fa rivivere la quotidianità perduta, misera o ricca che fosse stata, sostando in una dimensione indefinibile, tra morte e vita, tra questi fantasmi che ci parlano, che siedono a tavola con noi, che raccontano, si difendono, vorrebbero ma non possono.

“Quando pure questa casa cominciò a diruparmi addosso, un frullio di calcinacci dietro l’altro, io ero già cotta e mi facevo sera da sola, senza più voler sapere in che punto preciso del tempo ero. Non chiedevo nulla: sedevo presso i muri che dilungavano il loro sibilo di vita e non chiedevo nulla. Aspettavo, questo sì, ma sapevo bene quanto l’attesa fosse vana, perché nulla poteva venire”.

Ma finché c’è l’amore, ci sarà il ricordo. Una lampadina, un berretto da banditore, un pezzo di cioccolato, una lettera da un figlio che è partito in cerca di fortuna, gli oggetti della vita di ogni giorno che rappresentano la tangibilità del ricordo, del passaggio indelebile su questa terra che cade, che frana, ma nulla può contro il cuore di chi non dimentica.

Un omaggio ai più deboli, a coloro che hanno sofferto, che si sono dovuti piegare al destino.
Come Lucia Parisi, che aveva sempre in testa le parole della madre “come passi in salita lungo le scale della rassegnazione”.
Come la vecchia Mariuccia, che sistema “la mantella a mo’ di tappeto perché la vita che stava per nascere non toccasse subito la polvere”.
Come Marcello, che “non era che l’ultimo anello di una catena di odi che risalivano per le generazioni”, “una tradizione centenaria di risentimenti”.
Come Cola Forti, che, perse le illusioni, “si sedette sotto questa pergola e non si mosse più, le gambe ferme, gli occhi lacrimosi come un cane che ha smesso di correre, persino in sogno”.

Tutti riuniti sotto il grande olmo
“Questo grande albero dal sonno insonne, questo generoso fracassone dall’odore povero credeva nella gioia di darsi, come fa il frutto che cade, felice com’è di farlo, perchè solo ciò che non si dà muore.”

Il segreto evidentemente è questo, non tenersi tutto per sè, non aver paura di donarsi, di muoversi, non aggrapparsi alla terra, ma assecondarne il movimento, trovare l’equilibrio tra lo stare con i piedi sulla palude e il guardare al cielo, vivere tra le crepe e, attraverso esse, cercare le nuvole.

I morti reclamano, protestano un diverso destino.
“Se non riuscite a fare a meno di noi, chiamateci pure, ma non per ricordarci chi siamo. Chiamateci per farci indossare abiti di vento. Toglieteci da questa pena di polvere, è insano lasciarci bocconi. Fateci camminare in mezzo a voi con passi burattini, leggeri e volubili. Chiamateci per cambiarci i destini”.

Ora che la frana ha distrutto e livellato i destini, ora anche chi non c’è più ha l’occasione di tornare in scena con un compito e un destino diverso, ora che “ogni casa ora è un teatro, con le quinte in disfacimento, il palco che crepita sotto i passi, un teatro dove possono esibirsi anche quelli che una scena non l’hanno mai avuta”

Una scrittura da grande classico del novecento, affascinante, ipnotica.

Musica: Le semplici cose, Vinicio Capossela

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9 pensieri su “Cade la terra, di Carmen Pellegrino

  1. ilmestieredileggereblog ha detto:

    Romanzo molto bello; l’ho letto appena uscito e mi ha impressionato, per una giovane autrice al suo esordio. Mi hanno detto che anche il nuovo, Se mi tornassi questa sera accanto, sia molto bello…. ottima la tua recensione che ha messo in risalto il romanzo.

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  2. Carlo ha detto:

    Ti piacerà, vedrai. Ci troverai dentro un sacco di riferimenti letterari, per associazione (a me sono venuti in mente Marquez e Fois, per esempio) e soprattutto ci troverai tanti poeti che, con tutta evidenza, lei dimostra di conoscere benissimo, al contrario di me… 🙂

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  3. Silvia A. ha detto:

    Cade la terra…
    un romanzo che non mi è piaciuto particolarmente tanto. durante la lettura, il sentore di avere tra le mani qualcosa di già letto era molto forte… non so se riesco a spiegarmi o a rendere bene l’idea. 🙂
    Ti consiglio, invece, un libro davvero intenso, poetico, malinconico, suggestivo: Via Katalin di Magda Szabò. 🙂

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    • Carlo ha detto:

      Può essere anche che la tua impressione sia giusta. Difficile essere perfettamente impermeabili rispetto a quanto si è letto ed appreso, da parte di uno scrittore. Grazie del consiglio, non ho mai letto nulla della Szabo.

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