Madame Bovary, di Gustave Flaubert

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Ogni pagina ha un significato preciso.
Ogni minuscola descrizione degli ambienti,
dei paesaggi, degli stati d’animo, tutto
si incastra con la storia.
Un vero pittore, Flaubert.
Dipinge la realtà così bene
per far capire quanto sia netta,
abbagliante, precisa, dettagliata,
rispetto alla visione romantica
della vita.

Disdicevole, sei, Emma?
Sei immorale, Emma?
Per il tuo tempo, e anche per i nostri tempi?
Ma sì, certo che lo sei.
Ma chi può darti lezioni?
Chi possiede la verità, la giustizia dei comportamenti?
L’ottuso, il mediocre, l’opportunista?
L’uomo razionale, che parte in volo con te e poi ti lascia in aria, gettandosi con un comodo paracadute?
E tu resti lassù, priva di certezze,privata della felicità
che tanto hai cercato e che ti viene tolta subito.
Perchè il mondo in cui vivi non ti consente di sbagliare.
No, l’uomo forse sì, ma la donna non può.

“Un uomo è libero; può errare attraverso passioni e paesi.
Una donna ha continui impedimenti. A un tempo inerte e cedevole, ha contro di sé le debolezze della carne e la sottomissione alle leggi.
La sua volontà, come il velo del suo cappello tenuto da un cordoncino, palpita a tutti i venti, c’è sempre un desiderio che trascina, e una convenienza che trattiene”.

La donna deve stringersi in abiti costruiti dagli altri,
e magari sentirsi soffocare in essi, ma continuare a sorridere,
un freddo, glaciale sorriso, mentre dentro c’è un enorme belva che si chiama insoddisfazione che ti divora. E tu devi sorridere.
Ma tu no, Emma.
Tu ci hai provato. Ma non ce l’hai fatta.
Tra il desiderio che ti trascina e la convenienza che ti trattiene, sei restata dilaniata.
Hai provato a colmarlo, il baratro che avevi dentro.
Hai provato a riscattarti, ad elevarti.
Hai disperatamente provato a credere nell’Amore.
All’umano desiderio di essere a tua volta desiderata.
Ma hai trovato un muro.
Hai trovato una scala da salire, e ogni volta che mettevi piede su un gradino, credendo fosse quello giusto, te lo sei ritrovato polverizzato sotto i tuoi piedi.
Hai trovato il mondo reale, che ti ha detto che non sei speciale.
Che sei come le altre.
Nessuna novità, non provochi battiti diversi.
Hai capito che gli uomini guardano, ma non vedono.
Hai scoperto che l’amore è una maligna illusione,
un fuoco che ti incanta ma che si spegne, e diventa ghiaccio
in un secondo, un travestimento orribile, un camaleonte crudele che ti serve solo veleno.

“Ma per lei, ecco, l’esistenza era fredda come un solaio esposto a settentrione, il silenzioso ragno della noia tesseva e ritesseva la tela nell’ombra, in ogni cantuccio del suo animo”

Flaubert si sentiva Emma?
Beh, Emma siamo comunque tutti noi, quando abbiamo creduto ai richiami illusori della vita e dell’amore,
quando e se abbiamo pensato di avere le chiavi della
porta della felicità e, una volta aperta, scopriamo la stanza del dolore, quando ci agitiamo in cerca di un benessere fisico e morale non riuscendo a trovare pace.
Quando ci chiediamo “perché a me no?? perché non io??”

Ma chi è che ha perso?
Chi ha combattuto e si è ritrovato a terra, o chi
si è adattato, accontentato, restando vivo ma col capo chino?
O perdiamo sempre tutti, senza distinzione alcuna,
schiacciati dalla rivelazione dell’enorme distacco tra desiderio e possibile?

Musica: Lucia di Lammermoor, di Gaetano Donizetti – Maria Callas, Il dolce suono

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Un pensiero su “Madame Bovary, di Gustave Flaubert

  1. Lalla Lilli ha detto:

    Sì Emma ci appartiene. Siamo Emma, siamo stati Emma. Il desiderio di combattere credo sia insito nell’ animo umano, per poi cadere e rialzarsi . Non di meno il capo chino, che ti toglie la linfa vitale per andare avanti.
    L’ accontentarsi forse quando non si è più giovani….

    Mi piace

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