Tutto in ordine e al suo posto, di Brian Friel

Jpeg
Prima la copertina.
Un quadro di Martin Gale, artista contemporaneo.
La scelta visuale non è un dettaglio messo a caso.
Ha appena smesso di piovere.
Probabilmente una pioggia notevole.
Il paesaggio cambia, il cielo si schiarisce.
E un uomo vestito molto elegantemente
passeggia con estrema disinvoltura,
sembra quasi felice.
Il suo abbigliamento, oltre al suo incedere,
stride col tipico paesaggio irlandese,
quello che fa da sfondo
a questi racconti.
Il contrasto è netto.
Perché la vita è dura, durissima.
Quando il sole sorge, si sa già che dovrai
faticare per arrivare a fine giornata.
Ma il sogno no, nessuno te lo toglie,
nessuno può togliertelo, e tu ti vesti elegante
quasi per far dispetto alla realtà,
per dirle ehi, guardami, oggi ti frego,
ti spiazzo.
Questa Irlanda, posto inospitale, da cui
molti vogliono fuggire via.
Ma nello stesso tempo un luogo magico, in
cui regna un incanto che è impossibile
trovare altrove.

“A settecento metri dalla punta del promontorio,
il sentiero scendeva a precipizio in una minuscola valle,
un piattino di erba verde contornato da dune di sabbia giallastra,
mentre il promontorio terminava in una collina alta e smussata
che rompeva il vento dell’Atlantico.
L’impeto del vento continuò per un po’ a risuonare nelle loro orecchie
dopo che furono entrati nella valle, e questo li portò a rivolgersi
ancora l’uno all’altro ad alta voce.
Poi si resero conto del silenzio e,
non appena ne furono zittiti, udirono le allodole:
non un paio, né una dozzina o una ventina, ma centinaia di allodole,
tutte invisibili nella calura azzurra del cielo,
come un ombrello di musica aperto su quel piccolissimo mondo.”

E allora si resta, non si può fare altro.
Ma non si resta con la rassegnazione.
Si continua a sognare un cambiamento.
Si continua a pensare possibile il cielo sereno
dopo la tempesta. E a volere solo questo.
Sanno che lavoreranno senza essere pagati,
sanno che non troveranno un tesoro andando a pesca,
sanno che il loro colombo non vincerà la gara, ma
il solo fatto di poterlo immaginare è tutto.
La vita è solo questa resistenza,
questo barcamenarsi tra realtà ed immaginario,
questo opporsi al presente disilluso col tentativo
di rendere gioioso il ricordo del passato, e dargli un senso.

“Perché il passato è un miraggio: una dolce illusione nella quale
uno entra per sfuggire al presente.
Come nascondersi nel rifugio in fondo al giardino.”

 

“Il passato aveva un senso. Non era né realtà né sogno,
non erano quelle poche querce di oggi e nemmeno
i grandi boschi della sua adolescenza.
Era semplicemente continuità, vita che si ripeteva e sopravviveva.”

Brian Friel è bravo, perché tratta tutto con ironia,
qui ci si commuove, ma si sorride anche, e molto.
Ed è bravo soprattutto a trasportarci nell’azione,
siamo sul calesse con i bambini che marinano la scuola per andare
a lavorare nei campi, siamo sulle rive di quel lago
e siamo a bordo di quella barchetta, sul lago,
siamo insieme ai protagonisti speranzosi e
disperati, mentre due galli combattono,
siamo sulla cima di una collina di fronte ad un silenzioso e spettacolare
paesaggio, e sentiamo tutto, odori e suoni.
E siamo presenti all’accadere di quel fatto imprevisto
che cambia il corso delle cose. Insieme a quella gente
che cerca di spezzare la monotonia e la disillusione, che siano
rabdomanti o illusionisti o allevatori di colombi, alla ricerca
di un volo che non sono mai riusciti ad ottenere.

Sono dieci racconti che sono come centinaia di bellissime e nitide
foto, una dietro l’altra.
Complimenti sinceri a Daniele Benati, che ha messo insieme il tutto,
e alla sua esauriente postfazione.

“La facilità con cui Brian Friel attira il lettore nell’universo del racconto, senza mai fornire nessuna spiegazione, è frutto di un lavoro meticolosissimo che lo rende simile a un orafo alle prese con minuscoli e delicatissimi ingranaggi.”

“È tale la nitidezza con cui egli descrive certi paesaggi o certe scene particolari, che questa sua tecnica finisce per provocare nel lettore uno scatenamento immaginativo grazie al quale poi le immagini prodotte dai suoi racconti si fissano nella memoria in maniera indelebile.”
(Daniele Benati)
Musica: Easy come, easy go, Rory Gallagher

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2 pensieri su “Tutto in ordine e al suo posto, di Brian Friel

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