La caduta, di Albert Camus

 

Jpeg

Un avvocato e un interlocutore.
Dialogo? No, è finto.
È un monologo,
a tratti divertente,
a tratti angoscioso,
a tratti estenuante e noioso.
Un diluvio di parole per fingere
di essere colpevole, e invece mettere
tra sè e gli altri uno specchio,
in modo tale che saranno loro,
a sentirsi accusati e colpevoli.
L’essere umano è un mentitore.
Che si pente solo per egoismo,
per sentirsi pulito e di nuovo
far la morale agli altri.
Ogni azione di questo mondo
è perpetrata solo per il bene personale.
Facciamo del bene al prossimo
per avere un applauso,
sentirci considerati,
non perché ne siamo convinti.
Vili, codardi, bugiardi,
fatevi avanti, non abbiate timore
di riconoscere quanto vivete con doppiezza,
sfruttando gli altri,
perché solo riconoscendolo potrete davvero
essere liberi di vivere al meglio.
O al peggio, ma in ogni caso
questo è il massimo che si possa fare.
Tutto è caduto, cadono i sogni, le speranze,
cadono le maschere, cade la pretesa di
essere felici, una volta riconosciuta la nostra
pochezza e la nostra vanità, non resta che
accettare la Caduta verticale.
Tutti colpevoli, nessuno si salva.
Tutti a massacrarci.
Tutti giudici l’uno dell’altro,
per questo tutti colpevoli.
Vince chi più si adatta a portare
la maschera e più sa riconoscere
quella altrui.

“Mi accuso per lungo e per largo. Non è difficile,
adesso la memoria mi aiuta.
Ma attenzione, non mi accuso grossolanamente,
a pugni sul petto. No, navigo con destrezza,
moltiplico le sfumature e le digressioni,
insomma adatto il discorso all’ascoltatore,
lo induco a rincarare la dose.
Mescolo quel che mi concerne e quel che riguarda gli altri.
Prendo i tratti comuni, le esperienza sofferte insieme,
le debolezze che abbiamo entrambi, le buone maniere,
l’uomo d’oggi insomma, quale inferisce in me e negli altri.
Con questi ingredienti, fabbrico un ritratto di tutti e di nessuno.
Una maschera insomma, abbastanza simile a quelle di carnevale, fedeli e semplificate al tempo stesso,
davanti a cui si è portati a dire
«Guarda un po’, quel tipo l’ho già incontrato!».
Quando il ritratto è terminato, come stasera,
lo mostro, tutto sconsolato:
«Ahimè, ecco chi sono».
La requisitoria è finita.
Ma in quel preciso istante, il ritratto che mostro ai miei contemporanei diventa uno specchio.”

Pessimismo e fastidio, sì, lo so.

Musica: I promise, Radiohead

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2 pensieri su “La caduta, di Albert Camus

  1. Alessandra ha detto:

    Originale questo modo di commentare le letture. Breve, sintetico ma incisivo.
    Di Camus avevo letto tempo fa L’Étranger, ma non è che mi abbia invogliata a leggere altro di suo. Magari un giorno proverò con questo libro…

    Liked by 1 persona

  2. Carlo ha detto:

    La. lettura de Lo straniero mi ha innervosito senza pari, posso capire. È molto difficile accettare la visione del mondo e dell’uomo di Camus. Anche se non mi sento di dargli torto del tutto, purtroppo…

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