Camere separate, di Pier Vittorio Tondelli

 

Jpeg

Dolore. Sofferenza. Struggente. Malinconico.
La vita che ti abbranca, ti rincorre, ti insegue,
ti domina, tu lotti con tutte le tue forze,
l’amore ti travolge, ma tu vuoi resistere,
non sai quello che vuoi, cerchi la soluzione,
cerchi il tuo posto nel mondo, come lo cercava Holden.

Amore e morte, questi sono i temi.
Ma non solo.

Un libro che merita rispetto, per come è scritto e
soprattutto per come l’autore ha avuto il coraggio
di mettersi completamente a nudo.
Del resto non aveva più niente da perdere.
Diviso tra la voglia di vivere
e la consapevolezza di dover morire in poco tempo.
Diviso tra la voglia di essere e la necessità di nascondersi.
Perché l’amore omosessuale, in quegli anni, ti
costringeva a fingere, a non essere te stesso.

Ma oggi è lo stesso, ed è lo stesso per tutti.
La solitudine è il dato che accomuna tutti.
L’abbandono, la perdita. Quel cavo d’acciaio che ci
attraversa il cuore quando una storia finisce.
Il girare a vuoto, la sensazione di impotenza.
Il parlare un linguaggio diverso dagli altri,
i consigli degli altri che ci sembrano assurdi,
nessuno ti comprende.
La fuga, allontanarsi da tutti per
cercare di ritrovare la pace, e la voglia di ripartire.
Le camere separate le viviamo tutti,
il nodo alla gola lo proviamo tutti,
quando ci accorgiamo della diversità del nostro pensiero
rispetto a quello del mondo.

Il senso di colpa, “per essere nato, per aver occupato
un posto che non voleva, per l’infelicità di sua madre,
per la rozzezza del suo paese si è dislocato in un mondo separato,
quello della letteratura, permettendogli di sopravvivere,
anche di gioire, ma sempre con la consapevolezza
che mai la pienezza della vita, come comunemente
la intendono gli altri, sarebbe stata sua”.

Un passaggio terribile, questo brano, che mi ha colpito
al cuore.

La difficoltà del vivere se provi a uscire dalle regole,
dalle aspettative altrui, dall’impronta religiosa,
chi non l’ha mai provata?
Leo e Thomas hanno provato tutto questo in modo
ancora più amplificato.
La società li rifiuta, li vuole piegare.
Passano dalla speranza, dalla convinzione di
aver trovato qualcuno, finalmente, con cui affrontare
i mostri del mondo, alla consapevolezza che non sarà
possibile farlo insieme.

“Erano in guerra contro i valori della società e contro la normalità.
Erano ribelli e si sentivano diversi.
La loro relazione era precisamente una guerra separata.”

“Io voglio vivere seguendo la mia natura.
Perché la mia libertà deve essere giudicata
dalla coscienza altrui? Perché devo essere biasimato per cose di cui rendo grazie?
Questo è scritto nella prima lettera ai Corinti.
E allora perché devo pentirmi?
Io desidero essere felice.
Come espiazione mi pare già sufficiente il fatto di dover essere vivo.
Non sono stati dieci, o cento o mille
uomini a salvarci, padre, ma uno solo;
e se è bastata una vita, una soltanto,
a riconciliare in Dio quella di miliardi
di creature, questo può solo significare
l’enormità del dolore di vivere.
Io non posso amare la religione del cilicio
e della pena. Io vorrei amare la religione della
pienezza. Vorrei essere felice nella mia religione,
perché la sto sentendo come un bisogno biologico,
come mangiare, come bere, come fare l’amore.
Ma voi sembrate non capire questo.
Io cerco di parlare con sincerità,
ma voi negate la mia stessa esistenza.
Eppure per quello che lei o io ne possiamo sapere,
anche i cani hanno un Dio”.

 

Musica: We can’t live together, Joe Jackson