Una bellissima coppia discorde –  Il carteggio tra Cesare Pavese e Bianca Garufi

pavese«Ricordo: scrisse la prima sulla poltrona della mia camera da letto; io ero sul letto e dormivo. Poi mi svegliai e lui lesse: “Terra rossa ,terra nera – tu vieni dal mare – dal verde riarso dove sono parole antiche e fatica sanguigna… tu ricca come un ricordo, certa come la terra, buia come la terra, frantoio di stagioni e di sogni”. Mi piacque tanto e forse lo amai poeta per quel giorno. Io ero allora, davvero, buia come la terra. Povero Pavese, morto per Tina, per Fernanda, per Bianca, per Costanza. Quale di queste donne poteva salvarlo?»


“Vorrei essere almeno la mano che ti protegge – una cosa che non ho mai saputo fare con nessuno e con te invece mi e’ naturale come il respiro.”


“Tu sei veramente una fiamma che scalda ma bisogna proteggere dal vento. A volte non so se un mio gesto tende a scaldarmi o a proteggerti. Anzi allora m’immagino di fare le due cose insieme e questa e’ tutta la mia e la tua tenerezza come una cosa sola.”

La tua grande voglia di vivere, di amare, di essere amato, Cesare. E la tua voglia di non vivere, di non amare, di non essere amato. Tu e Bianca. Vi siete attratti, vi siete respinti, sempre, di continuo.
Per te, Cesare, Le donne “sono un popolo nemico, come il popolo tedesco.” Tu e Bianca, “buoni nemici che non si odiano più”. “L’amore è una crisi che lascia avversione”, “sono il tuo amante, quindi tuo nemico”.
La tua vita è stata questo, una lotta tra odio e amore. Un voler essere parte dell’umanità e un sentimento di repulsione verso di essa, un percorso ai limiti del masochismo e dello sprofondo di autostima.
Spesso le persone più sensibili, più vulnerabili, si difendono con l’aggressione.
E così facevi tu, Cesare. Amore, lavoro, sempre rigore, fedeltà estrema al percorso, serietà massima.


“Crudele lo sono ancora certamente, se crudeltà si può chiamare il normale contegno di chi rispetta le donne al punto di non volerne sapere di loro”


“Cara Bianca, lo sai benissimo che quand’io scrivo lettere, maltratto”


E Bianca risponde da par suo. Bianca è più umana, più vulnerabile, sotto un certo punto di vista. Ma sa adattarsi a questo ruvido interlocutore.


“Vorrei sapere qualcosa di te, se stai bene, se sei ancora così crudele”


“la tua ultima lettera, così dura e diffidente, mi ha fatto molto male e mi ha rivoltato contro di te… mi dispiace della tua solitudine. Se fosse una cosa così salutare, così come dici sia per te, non avresti quel tono velenoso parlandone. Mi hai molto offesa”


È terribile osservare il sadismo che Pavese usa contro la persona che più ama e contro se stesso. L’incapacità di trovare pace, serenità, un punto di ancoraggio, un ponte tra i suoi sentimenti così contrastanti. Cesare, che fa continua terra bruciata di tutto quel che di bello incontra.

“Gli volevo bene, ero affascinata dalla sua cultura ma non innamorata. Era un uomo estremamente cerebrale”
“Ho scritto, su queste pagine, che Pavese si è suicidato? Sì, il 28 (sic) di Agosto. Pavese, sciocco, non potevi farti aiutare? Io forse, adesso, ti potevo aiutare”

«Anche questa è finita. Le colline, Torino, Roma. Bruciato quattro donne, stampato un libro, scritte poesie belle, scoperta una nuova forma che sintetizza molti filoni (il dialogo di Circe). Sei felice? Sì, sei felice. Hai la forza, hai il genio, hai da fare. Sei solo. Hai due volte sfiorato il suicidio quest´anno. Tutti ti ammirano, ti complimentano, ti ballano intorno. Ebbene? Non hai mai combattuto, ricordalo. Non combatterai mai. Conti qualcosa per qualcuno?»

Contavi tanto, Cesare. E conti ancora oggi. Peccato, proprio un peccato.


Musica: She, Elvis Costello

 

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