Il Club dei Bugiardi, di Mary Karr (1995, Edizioni e/o 2017, pp. 416)

 

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Non deve essere facile vivere in uno dei posti più brutti del mondo.
Leechfield, Texas. Una città dove si cerca petrolio.
Una città che puzza. Una città dove passano anche gli uragani. Una città allagata dal dolore.
Una città in cui gli uomini lavorano di giorno e si ritrovano tutti al bar di sera, senza bisogno di darsi un appuntamento, si trovano. Qualcuno racconta storie inventate e altri le ascoltano e ci credono. Il Club dei Bugiardi. Ce le raccontiamo, per poter arrivare a fine giornata, per non pensare alla realtà che ti asfissia, ti strangola. Un posto dove la depressione è una regola accettata. Depressione più alcolismo, letale mix soprattutto nei rapporti familiari.
Mary Karr è nata e cresciuta in questo brutto posto. Con una madre che si sposa per sette volte, una madre affetta da “nervosismo”, come si diceva allora, una madre che dorme, urla, dà fuoco alle cose, una madre che sparisce per settimane senza dire niente, una madre che faceva paura, spesso, e che aveva avuto anche in mente di farla finita, con se stessa ma prima con le sue due figlie, una madre che rimpiange New York, che legge Camus e Sartre, una madre che faceva paura più per i silenzi che per le parole dette, e un padre anche lui di pochissime parole, dolce, spesso, ma affezionato anche lui alla bottiglia. Una famiglia dove c’è amore, ma ci sono anche liti furibonde, e le due piccole assistono e tentano di sopravvivere, di fare da cuscinetto, di porre rimedio agli uragani esterni, ma anche a quelli che attraversano l’animo dei loro genitori.
È un racconto in cui il silenzio fa male. Mary racconta, e tutti gli altri tacciono spesso.
La paura di Mary e Lecia, queste due piccole bambine, di essere abbandonate, la paura che i loro genitori possano morire e lasciarle sole.
Ma come si fa a non entrare in depressione, in questa situazione?
Come fai a non metterti a bere anche tu?
Come tantissime storie americane, anche questa è attraversata da un fiume di alcol.
Mary Karr a 40 anni ha deciso di raccontare la sua storia, non omettendo nulla. A 19 anni ha iniziato il suo percorso in analisi, che, dopo tanti anni, le ha permesso di poter guardare al passato senza traumi, senza restarne travolta, e trovando, in mezzo a tanta sofferenza, le parti belle, le parti felici, quelle che ti mandano avanti nonostante la devastazione totale della vita intorno a te. Mary, nonostante la sua infanzia e la sua adolescenza difficile, ha sviluppato l’amore per l’arte, per la letteratura e per la vita stessa, quindi questo memoir è un vero tributo alla sua famiglia, alla sua storia, a quelle grandi imperfezioni, a quei grandissimi vuoti dove però, a volte ben nascosto, è sempre rimasto incuneato un grande amore.
Il sogno americano è anche questo, riuscire a sopravvivere in mezzo alle cattive persone, le cattive abitudini, ai genitori imperfetti, e trovare la propria strada lo stesso, una strada alla fine pulita, sobria, riuscire ad uscire da un cono d’ombra a volte gigantesco, e trovare la luce.
Incredibile storia, vera, fatta di violenze, anche di una violenza sessuale taciuta, di tentati omicidi, di fughe, di fame e di sete, di dolori, di malattie, una famiglia devastata da tutto questo ma che, alla fine, per me, risulta essere stata più solida, sgangheratamente solida, nell’amore e negli affetti, di tantissime altre più “regolari”.
Una storia commovente.
Una bellissima storia.

 

Musica: Nobody Knows You When You’re Down And Out, Bessie Smith

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2 pensieri su “Il Club dei Bugiardi, di Mary Karr (1995, Edizioni e/o 2017, pp. 416)

    • Carlo ha detto:

      È stata una gran bella lettura. Si soffre molto, ma ci si imbatte in questa strenua resistenza che commuove. Lei è stata anche compagna di Wallace, ma l’ho saputo solo quando ho iniziato a leggere questo romanzo.

      Piace a 1 persona

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