Dischi da possedere: Music of my Mind, Stevie Wonder

Aveva 21 anni.
Steveland Judkins Morris, detto Stevie Wonder.
Forse non è il suo disco più bello, ma è bello da impazzire.
Da questo disco in poi parte davvero il Mito, capace di influenzare generazioni e generazioni di musicisti.
Music of my Mind è una fontana da cui sgorga Innovazione continua, a moto perpetuo.
Lui è stato, ed è, uno dei più grandi Maghi Musicali. In questo, come in tanti altri suoi capolavori, trovi
un pentolone in cui c’è dentro rock, funky, soul, black music, rythm and blues, gospel, jazz, folk. Una roba assurda.
Intanto ripetiamo quel che è noto, che questo album, così come altri, è INTERAMENTE creato e SUONATO da Stevie Wonder. Ripeto, interamente suonato da lui. Ogni singola nota, ogni singolo strumento lo suona lui.
Ci sono solo due “presenze estranee”, il chitarrista Buzzy Feiton su “Superwoman” e un assolo ditrombone di Art Baron in un altro pezzo. Basta così. Al massimo ci sono i cori, quelli non poteva farli tutto da solo, anche se forse ci sarebbe riuscito.
Uno che a nove anni sapeva già suonare piano, armonica e percussioni, penso possa fare tutto, nella vita.
Uno che a 21 anni aveva già dischi alle spalle, già vendeva da matti, uno sotto contratto con la Motown, il Colosso della Musica, da ragazzino.
Uno che appunto a ventun’anni, un secondo dopo la scadenza del contratto, chiama la Motown e gli dice ridatemi tutte le royalty che avete messo da parte nel mio fondo fiduciario, che da oggi faccio da solo.
Prende quei soldi e si costruisce tre studi di registrazione favolosi.
Poi si riaccorda con la Motown, ma alle sue condizioni: i dischi li produco io, ho la mia etichetta, ho il mio studio, invento la mia musica e la incido senza le vostre interferenze.
In questo disco si sentono pianoforte, batteria, armonica, organo, clavicordo, clavinet e sintetizzatori.
Ed è sempre il piccolo grande Stevie, che suona.
Non sono un musicista, non sono un tecnico. Penso che di difetti ce ne siano, nel disco. Ma non me ne frega niente.
Provate ad ascoltare “Keep On Running” restando seduti sulla sedia. Provateci. Se doveste riuscirvi, prenotate una visita da un luminare, perché non state bene, c’è qualcosa che non va.
Provate ad ascoltare “Superwoman”, oppure “Happier Than The Morning Sun” senza sognare di prendere un vecchio camper e andarvene affanculo di fronte ad una spiaggia oceanica, percorrendo tutta la costa senza pensare ad un domani, come se il domani fosse inaspettato e non voluto.
Lui era felice, quando ha composto il disco.
Si sentiva libero.
E questo senso di libertà ti arriva addosso come una doccia fresca, ascolti “I Love Every Little Thing About You” e ti senti al di fuori di tutta la bruttezza del mondo, non ti ci senti manco più, in questo mondaccio, apri una porta e ti trovi in mezzo ai fiori appena sbocciati, come se ti fossi fatto dell’erba migliore al mondo, insieme a chi ami e se non ami nessuno, beh corri in mezzo a quel campo e te la trovi, subito, per ascoltare questo pezzo meraviglioso insieme.
Perchè la gioia va condivisa.
Andate e condividete.
Moltiplicatevi solo se volete.

 

Quale allegria (senza di te, molta di meno)

Ce l’hai fatta anche stamattina. Sono cinque anni che non sento la tua voce dal vivo, che non ti vedo più in televisione, che non sento più i tuoi gargarismi e vocalizzi, che non faccio più battute sulla tua pelliccia naturale, che non dico “Dio mio, quanto sei bravo” al tuo apparire in qualsiasi luogo sia.

Eppure anche stamattina ce l’hai fatta, a farmi piangere sul bus. Con quel signore seduto davanti a me che avrà capito poco o niente. Sono cinque anni che ce la fai, in questo giorno. Con questa canzone, che metto sempre, che tanto mi ha donato e tanto mi ha rappresentato, più di una poesia, più di un libro, più di ogni altra cosa al mondo. Un contrasto tra quello che sembravi essere e quello che dici in questa canzone. Un istrione sempre ironico, sempre allegro, dissacrante, con lo sguardo sempre rivolto al futuro, ottimista. E qui, invece, una dichiarazione di umanissima sofferenza, quasi una resa, un senso di colpa per la vita stessa. Ma tu eri questo, eri tutto, in quel piccolo corpo contenevi un mondo, e penso che tu abbia detto di te solo un decimo, di quel che avevi da dire. Una volta hai detto, prima di cantarla, che preferivi cantare i contrasti, la sofferenza, anche il litigio, nell’amore, e che l’amore viene meglio a cantarlo che a viverlo. E mi sa che avevi ragione.

 

Quale allegria

se ti ho cercato per una vita senza trovarti

senza nemmeno avere la soddisfazione di averti

per vederti andare via

quale allegria

 

quale allegria

se non riesco neanche più a immaginarti

senza sapere se volare se strisciare

insomma, non so più dove cercarti

quale allegria

 

quale allegria

senza far finta di dormire

con la tua guancia sulla mia

saper invece che domani ciao come stai

una pacca sulla spalla e via…

quale allegria

 

quale allegria

cambiar faccia cento volte per far finta di essere un bambino

di essere un bambino

con un sorriso ospitale ridere cantare far casino

insomma far finta che sia sempre un carnevale…

Sempre un carnevale.

 

Senza allegria

uscire presto la mattina

la testa piena di pensieri

scansare macchine, giornali

tornare in fretta a casa

tanto oggi è come ieri

 

Senza allegria

anche sui treni e gli aeroplani

o sopra un palco illuminato

fare un inchino a quelli che ti son davanti

e son in tanti e ti battono le mani.

 

Senza allegria

a letto insieme senza pace

senza più niente da inventare.

Esser costretti a farsi anche del male

per potersi con dolcezza perdonare

e continuare.

 

Con allegria

far finta che in fondo in tutto il mondo

c’è gente con gli stessi tuoi problemi

e poi fondare un circolo serale

per pazzi sprassolati e un poco scemi

 

facendo finta che la gara sia

arrivare in salute al gran finale.

Mentre è già pronto Andrea

con un bastone e cento denti

che ti chiede di pagare

per i suoi pasti mal mangiati

i sonni derubati i furti obbligati

per essere stato ucciso

quindici volte in fondo a un viale

per quindici anni la sera di Natale…

 

 

The first time ever i saw your face

The first time ever I saw your face
I thought the sun rose in your eyes
And the moon and the stars were the gifts you gave
To the dark and the endless skies, my love

And the first time ever I kissed your mouth
I felt the earth move in my hand
Like the trembling heart of a captive bird
That was there at my command, my love

And the first time ever I lay with you
I felt your heart so close to mine
And I knew our joy would fill the earth
And last till the end of time my love

The first time ever I saw your face
Your face

Occhi da orientale

Occhi da orientale che raccontano emozioni
sguardo limpido di aprile di dolcissime illusioni
tutto scritto su di un viso che non riesce ad imparare
come chiudere fra i denti almeno il suo dolore
Più di cinquecento notti già mi sono innamorato
di una bocca appena aperta di un respiro senza fiato
se potesse questo buio cancellare l’universo
forse ti potrei guardare e non sentirmi così perso

ma tu dormi ancora un po’ non svegliarti ancora no
ho paura di sfiorarti e rovinare tutto
no, tu dormi ancora un po’ ancora non so
guardarti anch’io nel modo giusto
nei tuoi occhi disarmanti

sono occhi di ambra lucida tra palpebre di viole
sguardo limpido d’aprile come quando esce il sole
ed io sarò la nuvola che ti terrà nascosta
perché gli altri non si accorgano di averti persa

ma tu dormi ancora un po’ non svegliarti ancora no
ho paura di sfiorarti e rovinare tutto
no, tu dormi ancora un po’ ancora non so
guardarti anch’io nel modo giusto

nei tuoi occhi innocenti disarmanti devastanti
quei tuoi occhi che ho davanti
tienili chiusi ancora pochi istanti

occhi da orientale che raccontano emozioni
ed io cos’altro posso fare io posso scrivere canzoni
i tuoi occhi…

se potesse questa musica annullare l’universo
forse ti potrei guardare e non sentirmi perso
nei tuoi occhi…
disperso…
nei tuoi occhi…

I know it’s over

Oh mother, I can feel the soil falling over my head
And as I climb into an empty bed
Oh well, enough said
I know it’s over, still I cling
I don’t know where else I can go, oh

Oh mother, I can feel the soil falling over my head
See, the sea wants to take me
The knife wants to slit me
Do you think you can help me?

Sad veiled bride, please be happy
Handsome groom, give her room
Loud, loutish lover, treat her kindly
Though she needs you
More than she loves you

And I know it’s over, still I cling
I don’t know where else I can go
Over and over and over and over
Over and over

I know it’s over
And it never really began
But in my heart it was so real
And you even spoke to me, and said

“If you’re so funny then why are you on your own tonight?
And if you’re so clever then why are you on your own tonight?
If you’re so very entertaining then why are you on your own tonight?
If you’re so very good-looking, why do you sleep alone tonight?”

“I know ‘cause tonight is just like any other night
That’s why you’re on your own tonight
With your triumphs and your charms
While they’re in each other’s arms”

It’s so easy to laugh, it’s so easy to hate
It takes strength to be gentle and kind
Over, over, over, over, over
It’s so easy to laugh, it’s so easy to hate
It takes guts to be gentle and kind
Over, over

Love is natural and real
But not for you, my love
Not tonight, my love
Love is natural and real
But not for such as you and I, my love

Oh mother, I can feel the soil falling over my head
Oh mother, I can feel the soil falling over my head
Oh mother, I can feel the soil falling over my head
Oh mother, I can feel the soil falling over my head

Oh mother, I can feel the soil falling over my head
Oh mother, I can even feel the soil falling over my head
Oh mother, I can feel the soil falling over my head
Oh mother, I can feel the soil falling over my head

I know it’s over and it never really began but in my heart it was so real
And she even spoke to me and said
“If you’re so funny, then why are you on your own tonight?”
“And if you’re so clever then why are you on your own tonight?”
“And if you’re so very entertaining then why are you on your own tonight?”
“And if you’re so very good looking, then why do you sleep alone tonight?”
I know – ‘cos tonight is just like any other night – that’s why you’re on
Your own tonight
With your triumphs and your charms
while they’re in each other’s arms

Anno 2012, Cerimonia della consegna dei Grammy. Viene proiettato “Back to the start” , un corto di animazione del regista Johnny Kelly, durata due minuti, risultato della collaborazione tra Steve Ells, il fondatore di “Chipotle Cultivate Foundation“, l’organizzazione no profit che sostiene da anni l’agricoltura eco-sostenibile e due nomi illustri del mondo della musica, Willie Nelson e i Coldplay.
Il video attacca le multinazionali oggi gestiscono il business dell’agricoltura. Il film è letteralmente montato sulla cover di “The Scientist” dei Coldplay, cantata da Willie Nelson, leggenda del country americano. La nuova versione fu poi messa in vendita su iTunes e il ricavato andò  a sostenere la Fondazione di cui sopra.

A parte queste informazioni, necessarie e dovute, questo brano è senza tempo, è magnifico. E questa cover non solo gli rende giustizia piena, ma addirittura la rende forse migliore dell’originale. La voce roca di Nelson e la sua chitarra sono sicuramente altra cosa rispetto alla dolcezza di Chris Martin. Su una cosa si è d’accordo, senza dubbi, e cioè che il brano sia un vero capolavoro, emozionante come pochi altri.

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